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Ci sono bambini che hanno mille idee in testa, che immaginano mondi fantastici e che li raccontano con entusiasmo, ma che poi, quando devono scriverli… si bloccano, si perdono tra le lettere, inciampano sulle parole. Spesso queste difficoltà fanno nascere preoccupazioni, e la sensazione, per un genitore, è quella di trovarsi davanti a qualcosa di difficile da comprendere.

Capire cos’è la disortografia, riconoscerla per tempo e intervenire con gli strumenti giusti fa davvero la differenza, perché permette al bambino di affrontare la scuola con maggiore serenità, sentendosi accolto e compreso.

Nel corso di questo articolo faremo chiarezza su che cosa sia davvero la disortografia, quali segnali può mostrare un bambino, quali errori possono comparire nei testi scritti e in che modo distinguerla da altre difficoltà. Parleremo del momento giusto per una diagnosi e degli strumenti utili che genitori e insegnanti possono attivare. Senza scorciatoie, ma con la consapevolezza che comprendere è già un primo passo per aiutare davvero.

Disortografia, definizione e significato reale

Iniziamo facendo chiarezza su un tema fondamentale: cosa sono i DSA? Nel gruppo dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento rientrano condizioni che coinvolgono competenze scolastiche ben precise, come la lettura, la scrittura e il calcolo. La dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia non hanno a che fare con l’intelligenza o con la motivazione, ma riguardano il modo in cui il cervello elabora le informazioni. Per questo è importante ricordare che un bambino con DSA può avere grandi risorse cognitive, ma incontrare difficoltà proprio in quelle attività in cui ci si aspetta che proceda come tutti gli altri.

Ai fini della presente legge, si intende per disortografia un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nei processi linguistici di transcodifica (Legge 8 ottobre 2010, 170). Chi ne presenta le caratteristiche tende a compiere errori ricorrenti nella scrittura, anche quando ha avuto sufficiente esposizione alla lingua e non mostra problemi sensoriali o motori. Non si tratta quindi di sbagli occasionali, ma di schemi che si ripetono nel tempo e che riguardano aspetti profondi della codifica scritta.

La difficoltà principale riguarda la trasformazione dei suoni in simboli grafici, un processo chiamato conversione fonema-grafema. Il bambino fatica a rappresentare correttamente per iscritto ciò che riesce a dire e comprendere senza problemi a voce. Questo può accadere per un rallentamento nella simbolizzazione, per una difficoltà a percepire con precisione le informazioni uditive o visive, oppure per un’elaborazione più lenta che rende difficile tenere insieme regole ortografiche e fluidità di pensiero.

Scrivere non è solo mettere in fila lettere, è un atto complesso che coinvolge memoria, linguaggio e attenzione. Per questo, quando ci si trova davanti a una disortografia, è importante osservare con cura, senza fretta di correggere, ma con la volontà di comprendere cosa sta accadendo davvero.

Disortografia o disgrafia? E altre difficoltà da non confondere

Capita spesso che si faccia confusione tra disortografia e disgrafia, forse perché entrambe riguardano la scrittura, o forse perché quando un bambino fa fatica a scrivere, l’attenzione si concentra più sul risultato che sul tipo di errore. Eppure queste due difficoltà hanno origini diverse e coinvolgono competenze distinte, ed è importante saperle riconoscere.

La disgrafia è un disturbo che riguarda la qualità del tratto grafico. I bambini con disgrafia faticano a scrivere in modo fluido, regolare e leggibile. Le lettere possono risultare irregolari, poco riconoscibili, disallineate. A volte la scrittura è lenta e faticosa, altre volte troppo veloce e poco controllata. Si tratta quindi di un aspetto legato al gesto motorio della scrittura, al ritmo, alla coordinazione oculo-manuale, più che alla correttezza ortografica. 

La disortografia invece, come abbiamo visto, riguarda le regole della scrittura. Non si vede tanto nel “come” si scrive, ma in “cosa” si scrive. Le parole possono apparire con errori di ortografia che non dipendono dalla distrazione, ma da una difficoltà concreta nel trasformare i suoni in segni grafici corretti.

A volte, disortografia e disgrafia possono presentarsi insieme, ma non è sempre così. Ogni bambino ha il suo profilo, e ogni percorso di apprendimento va osservato con attenzione, senza etichette affrettate.

Accanto a questi disturbi, ci sono altre difficoltà che possono influenzare l’apprendimento della scrittura. Alcuni bambini presentano disturbi del linguaggio, che rendono più complessa la consapevolezza fonologica. Altri manifestano segnali legati all’attenzione, alla memoria, alla coordinazione motoria. Esistono anche i Bisogni Educativi Speciali (BES), una categoria ampia che raccoglie situazioni diverse e che richiedono interventi personalizzati.

I diversi tipi di errori nella disortografia

Visuale dall'alto di un ragazzo che fa i compiti alla scrivania con vicino un computer portatile

Quando si parla di disortografia, gli errori nella scrittura seguono schemi precisi, si ripetono con costanza e non si risolvono con la correzione o con l’esercizio meccanico. Per questo è importante osservare con attenzione il tipo di errore, perché racconta molto del modo in cui il bambino organizza il linguaggio scritto.

  • Errori fonologici: sono legati alla difficoltà di associare correttamente i suoni alle lettere. Il bambino può confondere fonemi che suonano in modo simile, come /f/ e /v/, /t/ e /d/, /b/ e /p/, oppure /l/ e /r/. In questi casi la parola scritta rispecchia ciò che sente, ma manca la distinzione tra suoni affini, spesso a causa di una percezione uditiva ancora fragile;
  • Errori non fonologici: in questo gruppo rientrano le omissioni di lettere, come “pala” al posto di “palla”, le inversioni di grafemi, come “li” per “il” o “sefamoro” per “semaforo”, ma anche le vocali mancanti o l’uso incerto dell’h. Sono errori che non derivano da come suona una parola, ma da come viene rappresentata mentalmente e poi scritta, e spesso rivelano difficoltà legate alla memoria ortografica e alla stabilizzazione delle regole della lingua;
  • Errori ortografici misti: quando più tipi di errori si presentano insieme, è utile leggerli come un’indicazione del funzionamento cognitivo globale del bambino. L’insieme degli errori può suggerire una difficoltà di percezione visiva, un linguaggio che fatica a strutturarsi in modo stabile, o un’organizzazione spazio-temporale ancora incerta. 

Sintomi della disortografia

I segnali della disortografia possono emergere in modi diversi, anche prima che si arrivi a una diagnosi. A casa, i genitori possono notare che il bambino fatica a copiare correttamente parole anche brevi, scrive lentamente, si scoraggia facilmente davanti ai compiti scritti e commette sempre gli stessi errori, anche dopo tante correzioni. A volte si rifiuta di scrivere, oppure dice di non sapere come si fa, anche se conosce bene la risposta a voce. Questa distanza tra il pensiero e ciò che riesce a mettere su carta può far emergere un senso di frustrazione, che si riflette sull’autostima e sulla motivazione.

In classe, invece, il bambino può mostrare resistenze più evidenti: si distrae facilmente quando deve scrivere, cerca di evitare esercizi lunghi o temi, chiede spesso aiuto, o impiega molto più tempo degli altri per completare un compito. In alcuni casi può diventare ansioso, temere il giudizio o provare disagio nel leggere ad alta voce ciò che ha scritto. Sono segnali che meritano attenzione, non perché siano “strani” o allarmanti, ma perché raccontano un bisogno di supporto specifico, che va accolto senza giudizio.

Diagnosi di disortografia: quando, come e da chi deve essere fatta

Riconoscere precocemente i segnali della disortografia è importante, ma per parlare di diagnosi è necessario aspettare che il percorso di apprendimento della scrittura si sia stabilizzato. In genere questo avviene tra la fine della seconda e la terza classe della scuola primaria, anche se è fondamentale osservare con cura eventuali difficoltà già nel biennio iniziale. 

La diagnosi viene effettuata da un’équipe multidisciplinare, composta da figure specializzate come il neuropsichiatra infantile, lo psicologo e il logopedista. Durante il percorso valutativo vengono somministrati test standardizzati, specifici per l’analisi ortografica e fonologica, insieme a osservazioni qualitative e colloqui con la famiglia e gli insegnanti. 

La scuola ha un ruolo fondamentale in tutto questo. Gli insegnanti, infatti, sono spesso i primi a notare segnali di fatica nella scrittura e a condividerli con la famiglia. Le loro osservazioni diventano parte integrante della valutazione, così come la documentazione degli strumenti eventualmente già utilizzati in classe. La collaborazione scuola-famiglia è la base per costruire un percorso condiviso e davvero efficace.

Cosa fare dopo la diagnosi di disortografia

Ricevere una diagnosi di disortografia può generare tante domande e qualche preoccupazione. Ma proprio quel momento può diventare l’inizio di un nuovo percorso, fatto di consapevolezza e strategie condivise. Capire cosa fare dopo, a scuola e a casa, è fondamentale per costruire un ambiente accogliente e stimolante, dove il bambino possa esprimere le sue potenzialità.

  • Attivare il PDP per DSA: il Piano Didattico Personalizzato è il primo strumento concreto da mettere in campo. Viene redatto insieme, coinvolgendo scuola, famiglia ed eventualmente il professionista che ha effettuato la diagnosi. Contiene obiettivi chiari, indicazioni sugli strumenti compensativi e le misure dispensative da adottare, oltre a un piano di monitoraggio per verificare nel tempo i progressi e adattare gli interventi. Non è un documento rigido, ma un accordo dinamico, che segue l’evoluzione del bambino;
  • Misure dispensative e strumenti compensativi per DSA: sono risorse che aiutano a ridurre il carico esecutivo e a sostenere l’apprendimento. Alcuni esempi concreti possono essere la calcolatrice ortografica, il correttore automatico, l’uso di mappe concettuali, la lettura ad alta voce da parte dell’insegnante o la possibilità di rispondere oralmente a una verifica. Ogni strumento va scelto con cura, in base alle reali esigenze del bambino e secondo quanto previsto dalle Linee Guida ministeriali;
  • Cosa può fare un insegnante: un insegnante attento può fare moltissimo. Personalizzare le attività, proporre esercizi a difficoltà graduale, evitare giudizi svalutanti e offrire feedback positivi fa una grande differenza. Rispettare il PDP e i diritti dei genitori è una prova di rispetto e fiducia fortissima, tanto nei confronti della famiglia quanto, chiaramente, nei confronti del bambino;
  • Cosa può fare un genitore: accogliere le emozioni, anche quelle più scomode, è uno dei doni più importanti che un genitore può fare. Frustrazione, fatica, momenti di scoraggiamento fanno parte del percorso, ma possono essere trasformati se si risponde con ascolto, incoraggiamento e pazienza. Piccoli obiettivi realistici, valorizzazione dei progressi, tempi di pausa e attività piacevoli condivise aiutano il bambino a sentirsi visto e supportato. 

Esercizi e attività per migliorare la scrittura

Accanto agli strumenti previsti dalla scuola, esistono tante attività utili per rafforzare le abilità ortografiche in modo mirato, ma anche coinvolgente. 

Gli esercizi fonologici sono fondamentali per migliorare la consapevolezza dei suoni della lingua. Discriminare fonemi simili, segmentare le parole in suoni, ricostruire la parola partendo da sillabe isolate sono attività che potenziano la capacità di scrivere in modo più accurato. Anche i dettati, se ben calibrati, possono diventare strumenti preziosi: meglio se brevi, centrati su uno specifico tipo di errore, e seguiti da una rilettura condivisa.

Anche attraverso il gioco si può lavorare in modo efficace. Giochi come il memory fonologico, le carte con suoni e lettere da abbinare, le app educative pensate per i bambini con DSA rendono l’esercizio più dinamico e meno faticoso. In alcuni casi, si possono organizzare laboratori creativi di scrittura, dove il bambino si sente libero di esprimersi senza l’ansia del giudizio, magari usando supporti visivi, simboli o disegni per costruire le frasi.

L’importante è mantenere la motivazione alta e adattare le proposte in base ai tempi e ai bisogni del bambino, senza pretendere risultati immediati, ma celebrando ogni piccolo passo avanti.

Come vincere insieme la sfida della disortografia

Una bambina dall'espressione stanca e triste che fa i compiti

Affrontare la disortografia non è un compito da svolgere in solitudine. È un percorso da costruire insieme, mettendo in sinergia le forze della scuola, della famiglia e dei professionisti. Quando la comunicazione è aperta e il bambino si sente sostenuto da adulti che credono in lui, ogni ostacolo diventa più affrontabile.

La collaborazione tra insegnanti e genitori è il primo passo. Concordare strategie comuni, condividere gli obiettivi del PDP, aggiornarsi reciprocamente su ciò che funziona o meno aiuta a creare un clima educativo coerente e rassicurante. Anche il monitoraggio dei progressi è essenziale: non per “valutare” il bambino, ma per capire se gli strumenti adottati sono davvero efficaci e come adattarli nel tempo. Periodicamente è utile rivedere il PDP, confrontarsi con i docenti e con eventuali tutor per mantenere il percorso sempre centrato sul bambino.

Gli aspetti motivazionali e relazionali non vanno mai trascurati. Un bambino che si sente capace, anche solo in una piccola area, trova la spinta per provare ancora. Celebrare i piccoli successi, anche quelli che a un occhio esterno possono sembrare banali, rinforza la fiducia e costruisce una narrazione positiva del proprio modo di imparare. 

In tutto questo, il supporto di un tutor DSA può fare una grossa differenza. Un tutor specializzato in Disturbi Specifici dell’Apprendimento non si sostituisce alla scuola o alla famiglia, ma lavora in sinergia con entrambi, aiutando il bambino a sviluppare strategie, affrontare i compiti con maggiore autonomia e rinforzare le sue risorse. 

È il lavoro che faccio ogni giorno, in qualità di educatrice di sostegno e pedagogista. Se senti il bisogno di una guida esperta per accompagnare tuo figlio in questo percorso, compila il form qui sotto e approfondiremo insieme i bisogni e le esigenze vostre e di vostro figlio.

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