Nei primi mesi dell’anno scolastico molte famiglie ricevono la convocazione per la condivisione del PDP. È un passaggio importante, e spesso arriva accompagnato da domande precise: che cosa contiene il documento, chi lo scrive, quale ruolo ha la famiglia e che cosa è utile dire durante l’incontro con gli insegnanti.
Nel mio lavoro con i genitori, nel mio studio di Ronco Briantino (MB), vedo spesso lo stesso stato d’animo: la consapevolezza che il PDP sia uno strumento prezioso e, insieme, la difficoltà di orientarsi tra sigle, riferimenti normativi e un linguaggio molto tecnico.
Per questo è utile partire da un punto fermo: il PDP non è una valutazione dello studente né della famiglia. È lo strumento con cui scuola e famiglia concordano, per iscritto, come uno studente con DSA può apprendere e dimostrare ciò che sa. Conoscerne struttura, tempi e contenuti ti permette di partecipare all’incontro in modo informato e costruttivo.
In breve: cos’è il PDP? Il PDP, Piano Didattico Personalizzato, è il documento in cui la scuola definisce come adatterà didattica, strumenti, verifiche e valutazione a uno studente con DSA. Lo prevede la Legge 170/2010, che all’art. 5 riconosce il diritto a una didattica individualizzata e personalizzata, a strumenti compensativi e a misure dispensative; le Linee guida allegate al DM 5669 del 12 luglio 2011 ne fissano contenuti e tempi (§3.1). Lo predispone il consiglio di classe insieme alla famiglia, entro il primo trimestre scolastico, e si rivede ogni anno.
Cos’è il PDP e cosa contiene?
Il PDP, Piano Didattico Personalizzato, è il documento con cui la scuola descrive come adatterà la didattica e la valutazione a uno studente con un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, cioè dislessia, disortografia, disgrafia o discalculia. Per un inquadramento generale dei quattro disturbi trovi tutto nell’articolo su cosa sono i DSA.
Le Linee guida ministeriali del 2011 indicano le voci minime che il documento deve contenere, articolate per le materie coinvolte dal disturbo:
- dati anagrafici dello studente;
- tipologia di disturbo;
- attività didattiche individualizzate;
- attività didattiche personalizzate;
- strumenti compensativi utilizzati;
- misure dispensative adottate;
- forme di verifica e valutazione personalizzate.
Gli ultimi tre punti sono quelli che incidono di più sulla vita quotidiana in classe. Per capire bene la differenza tra strumenti compensativi e misure dispensative, con esempi concreti, ti consiglio questo approfondimento.
Il PDP non va confuso con il PEI, il Piano Educativo Individualizzato, che riguarda gli studenti con disabilità certificata ai sensi della Legge 104/1992.
Il PDP è obbligatorio?
Sì: per uno studente con diagnosi di DSA la scuola deve formalizzare un percorso personalizzato. La Legge 170/2010 riconosce il diritto a una didattica individualizzata e personalizzata e all’uso di strumenti compensativi e misure dispensative. Le Linee guida chiedono che tutto questo sia messo per iscritto, e la stessa pagina FAQ del Ministero definisce il PDP per gli alunni con DSA “di fatto obbligatorio”.
Il percorso si avvia quando la famiglia consegna la diagnosi alla scuola. È un passaggio che spetta a te, e ti consiglio di farlo in modo formale, protocollando il documento in segreteria.
Entro quando va fatto il PDP?
Entro il primo trimestre scolastico. È questa la regola nazionale: le Linee guida (§3.1) stabiliscono che la scuola predispone il documento “nelle forme ritenute idonee e in tempi che non superino il primo trimestre scolastico”, e il Ministero lo ribadisce nelle sue FAQ.
Se la diagnosi arriva ad anno già iniziato, non è necessario attendere l’anno successivo: la scuola predispone il PDP dopo aver ricevuto la diagnosi, e puoi chiedere un incontro per avviare il percorso.
Il PDP ha una validità annuale e va rivisto ogni anno, perché lo studente cresce, può cambiare scuola o insegnanti e impara a usare nuovi strumenti.
Chi compila il PDP?
Il PDP è predisposto dal consiglio di classe (alla scuola primaria dal team dei docenti), con il coordinamento del docente coordinatore e, spesso, il supporto del referente DSA d’istituto. Ogni insegnante indica le misure per la propria disciplina.
La famiglia ha un ruolo attivo. Le Linee guida definiscono “fondamentale il raccordo con la famiglia”, che può comunicare alla scuola le esperienze maturate dallo studente anche fuori dall’ambito scolastico, per esempio con un tutor DSA o nei percorsi di potenziamento.
Per firma, consenso e cosa succede se non firmi, trovi tutte le risposte nell’articolo sulla firma del PDP e i diritti dei genitori.
Come cambia il PDP tra primaria, medie e superiori
Il documento ha le stesse voci minime in ogni ordine di scuola, ma cambia il peso dei diversi aspetti:
- alla scuola primaria il PDP accompagna gli anni in cui si consolidano lettura, scrittura e calcolo: contano molto i tempi, le modalità di verifica e l’introduzione graduale dei primi strumenti;
- alla scuola secondaria di primo grado aumentano le materie e i docenti, quindi diventa decisivo che ogni insegnante indichi misure chiare per la propria disciplina, comprese le lingue straniere;
- alla scuola secondaria di secondo grado lo studente partecipa in modo più attivo alle scelte, e il PDP diventa la base anche per le prove d’esame: le Linee guida ricordano che su questa documentazione si predispongono le verifiche “in corso d’anno o a fine Ciclo”.
Esiste un modello di PDP da scaricare?
Sì, i modelli esistono: il Ministero ne ha pubblicati alcuni a titolo di esempio e ogni scuola adotta il proprio. Il modello, però, è solo una griglia. Il rischio più frequente è il PDP “copia e incolla”, con le stesse formule per tutti gli studenti e tutte le materie.
Una misura scritta bene si riconosce perché è concreta e verificabile. Ecco alcuni esempi della differenza:
| Formulazione generica | Formulazione utile |
|---|---|
| “Uso di mappe concettuali” | “Nelle verifiche di storia e scienze può usare la mappa preparata a casa e controllata dall’insegnante il giorno prima” |
| “Tempi più lunghi” | “Nelle verifiche scritte ha 15 minuti in più oppure un numero ridotto di esercizi, a parità di obiettivi” |
| “Interrogazioni programmate” | “Le interrogazioni sono fissate con almeno una settimana di anticipo e annotate sul registro” |
La mia checklist per prepararti al consiglio di classe
Prima di ogni incontro sul PDP, con i genitori che seguo preparo sempre una breve lista. L’obiettivo è partecipare con le idee chiare, con le informazioni utili già raccolte e qualche domanda precisa da porre agli insegnanti.
1. Rileggi la diagnosi con attenzione
Sottolinea le indicazioni per la scuola contenute nella relazione clinica. Sono il punto di partenza più solido, perché vengono dagli specialisti che hanno valutato tuo figlio.
2. Annota cosa funziona già a casa
Mappe, sintesi vocale, schemi, pause, orari: scrivi quali strumenti tuo figlio usa davvero nello studio quotidiano. Sono proprio le “esperienze sviluppate anche autonomamente” di cui parlano le Linee guida.
3. Ascolta tuo figlio
Chiedigli in quali momenti della giornata scolastica fa più fatica e che cosa lo aiuterebbe. Dalle medie in poi, quando possibile, coinvolgerlo nelle scelte rende il PDP molto più efficace.
4. Prepara una domanda per ogni materia critica
Per esempio: “Durante le verifiche di matematica può usare la tabella delle formule?”. Una domanda precisa porta quasi sempre a una risposta precisa.
5. Chiedi come verranno valutate le verifiche
È l’aspetto che genera più dubbi nelle famiglie. Chiedi se sono previste prove orali compensative, come vengono considerati gli errori ortografici e come si tiene conto del contenuto rispetto alla forma.
6. Chiedi una copia e una data di verifica
Chiedi di ricevere una copia del documento e di fissare un momento, per esempio dopo il primo periodo, in cui valutare insieme se le misure stanno funzionando.
7. Porta con te un alleato
Se tuo figlio è seguito da un tutor o da altri professionisti, chiedi alla scuola se possono inviare una breve relazione o partecipare all’incontro. Una rete che parla la stessa lingua fa davvero la differenza.
È un lavoro che puoi fare insieme a me. Come tutor DSA ti aiuto a preparare il consiglio di classe, a rileggere con te la proposta di PDP e a mettere in ordine le osservazioni sul metodo di studio di tuo figlio da condividere con la scuola. Prenota un primo incontro con me.
E se il PDP non viene rispettato?
Può accadere che il documento sia stato redatto ma in classe non venga applicato. È una situazione delicata, che merita uno spazio dedicato: per questo ho raccolto i passi concreti, dal colloquio con il coordinatore fino al dirigente scolastico, nell’articolo su cosa fare se il PDP non viene rispettato.
Il PDP vale anche per i BES?
Sì, ma con regole diverse. Per gli studenti con Bisogni Educativi Speciali senza diagnosi di DSA il PDP non è automatico: decide il consiglio di classe o il team docenti, verbalizzando le motivazioni (riferimenti sulla pagina BES del Ministero). Cosa succede quando manca la certificazione, e quale ruolo ha il consenso della famiglia, lo spiego nell’articolo sui diritti dei genitori sul PDP; la differenza tra BES e DSA è approfondita qui.
Il PDP per le famiglie della Brianza e del Lecchese
Il percorso è lo stesso in tutta Italia, ma conoscere come funziona sul proprio territorio aiuta. Molte famiglie che seguo, tra Merate e Vimercate, arrivano con la stessa domanda: “La diagnosi l’abbiamo, e adesso?”. La certificazione DSA viene rilasciata dal servizio sanitario pubblico, come le UONPIA del territorio, o da équipe private autorizzate. Io non faccio diagnosi: intervengo dopo, per aiutarti a trasformare la diagnosi in un PDP utile e in un metodo di studio efficace.
Domande frequenti sul PDP
Cos’è il PDP? È il Piano Didattico Personalizzato: il documento in cui la scuola definisce come adatterà didattica, strumenti, verifiche e valutazione a uno studente con DSA. Lo prevedono la Legge 170/2010 e le Linee guida allegate al DM 5669/2011.
Il PDP è obbligatorio per uno studente con DSA? Sì. Con una diagnosi di DSA consegnata alla scuola, il percorso personalizzato va formalizzato per iscritto: il Ministero definisce il PDP “di fatto obbligatorio”.
Entro quando va fatto il PDP? Entro il primo trimestre scolastico (Linee guida 2011, §3.1).
Chi compila il PDP? Lo predispone il consiglio di classe, o il team docenti alla primaria, insieme alla famiglia. Per firma e consenso leggi l’articolo sulla firma del PDP e i diritti dei genitori.
Esiste un modello di PDP? Sì, ogni scuola ha il suo. Conta però che le misure siano concrete e pensate per lo studente, non copiate da un modello.
Il PDP si può fare per i BES senza certificazione? Sì, se il consiglio di classe o il team docenti lo ritiene opportuno e ne verbalizza le motivazioni.
Cosa faccio se il PDP non viene rispettato? Parti dal dialogo con la scuola e documenta quello che succede. Trovi tutti i passi nell’articolo sui diritti dei genitori e il PDP non rispettato.
Il PDP come punto di partenza
Il PDP non è un traguardo, ma un punto di partenza: funziona davvero quando scuola, famiglia e chi segue lo studente nello studio condividono gli stessi obiettivi e lo rileggono insieme durante l’anno.
Sono Chiara Piacenti, pedagogista e tutor DSA, con una laurea magistrale in Scienze pedagogiche e un master in Learning Disabilities. Ogni giorno affianco famiglie e ragazzi nel leggere, preparare e mettere in pratica il PDP. Se vuoi preparare insieme il prossimo consiglio di classe, puoi venire nel mio studio a Ronco Briantino (MB), oppure possiamo organizzare un supporto a domicilio in Brianza e nel Lecchese grazie alle mie collaboratrici. Se abiti lontano, lavoriamo online, da tutta Italia. Scopri i miei servizi per le famiglie oppure scrivimi per fissare un primo incontro.
Chiara Piacenti, pedagogista e tutor DSA-ADHD. Laurea magistrale in Scienze pedagogiche e master in Learning Disabilities. Riceve a Ronco Briantino (MB), a domicilio in Brianza e nel Lecchese e online.