Seleziona una pagina

A volte capita di vedere il proprio figlio faticare a scuola, nonostante l’impegno che ci mette e l’aiuto che riesci a dargli. I compiti sembrano infiniti, la motivazione va e viene, e a poco a poco il senso di frustrazione inizia a crescere, sia per lui, sia per te chi gli stai accanto. In questi momenti, trovare un supporto adeguato può davvero giocare un ruolo fondamentale.

Nel percorso scolastico di un bambino con DSA, la figura del tutor può rappresentare un punto di svolta. Non si tratta solo di “aiutare a fare i compiti”, ma di costruire insieme un nuovo modo di affrontare lo studio, più adatto, più sereno, più efficace. Quando viene attivato al momento giusto e con le giuste competenze, il tutor può accompagnare il bambino verso una maggiore autonomia e un miglior benessere scolastico. 

Chi è il tutor DSA

Il tutor DSA è un professionista, esperto in disturbi specifici dell’apprendimento, formato per accompagnare lo studente nel suo percorso scolastico.

La sua formazione è di tipo psico-pedagogico e comprende una conoscenza approfondita di cosa sono i DSA, degli strumenti compensativi e delle strategie di studio più efficaci. Il suo compito è quello di valorizzare il modo di apprendere unico di ciascun bambino, aiutandolo a trovare soluzioni pratiche e su misura.

Il tutor lavora a stretto contatto con la famiglia e, quando possibile, con la scuola, costruendo un’alleanza educativa che tiene conto delle reali esigenze del bambino. Per questo motivo, è fondamentale che possieda competenze relazionali solide, empatia, capacità di ascolto e una buona flessibilità nel metodo, così da adattare l’intervento in modo dinamico e personalizzato.

A quali studenti si rivolge?

Sono tre i profili dei bambini ai quali si rivolge principalmente, e sono:

  • Studenti con DSA e ADHD: dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia: ogni disturbo ha caratteristiche diverse, e il tutor è in grado di modulare il proprio intervento in base alle difficoltà specifiche, che siano legate alla lettura, alla scrittura o al calcolo;
  • Alunni BES: il supporto può essere utile anche in assenza di una diagnosi formale, quando emergono segnali precoci di difficoltà scolastiche persistenti, che possono influire sull’autostima o sull’andamento didattico;
  • Alunni che vogliono apprendere un metodo di studio, o potenziare alcune strategie metodologiche e cognitive.

Capire quando è il momento giusto per attivare questo tipo di supporto non sempre è semplice. A volte i segnali arrivano dalla scuola, altre volte da casa. Può trattarsi di un calo nella motivazione, di un crescente rifiuto verso lo studio, oppure di una lentezza nella scrittura o nella lettura che sembra non migliorare nel tempo. Anche un aumento dell’ansia o del senso di inadeguatezza davanti ai compiti può indicare il bisogno di un aiuto più mirato. 

Intervenire presto permette non solo di recuperare le difficoltà, ma anche di prevenire l’accumularsi di frustrazioni che rischiano di pesare sul lungo periodo.

I compiti specifici di un tutor DSA

Una scrivania con computer portatile, portapenne, occhiali da vista, libri e compiti da svolgere

L’intervento di un tutor DSA è mirato a rafforzare le competenze del bambino, partendo dal modo in cui studia, si organizza e affronta i contenuti scolastici. Uno degli obiettivi principali è quello di favorire l’autonomia nello studio, insegnando strategie pratiche e personalizzate che possano renderlo più efficace, meno faticoso, più adatto al suo stile cognitivo. Il metodo di studio viene costruito passo dopo passo, spesso partendo dalla riorganizzazione del materiale, dalla gestione del tempo e dalla strutturazione degli spazi di lavoro.

Comprendere e rielaborare i contenuti in modo attivo è un altro aspetto centrale del percorso. Il tutor aiuta il bambino a entrare nel cuore dei concetti, guidandolo attraverso mappe, schemi, sintesi guidate, esempi concreti. Il fine non è ripetere la lezione a memoria, ma farla propria con gli strumenti più adatti a sé.

Durante le attività, si lavora anche sul piano motivazionale. Ogni piccolo traguardo raggiunto rafforza la fiducia e riduce la sensazione di essere “inadeguati”. È qui che il tutor diventa anche una presenza che incoraggia, che sostiene, che aiuta a ricostruire un rapporto più sereno con lo studio.

Un’altra area che viene spesso potenziata è quella delle abilità trasversali, come la pianificazione, l’autoregolazione, la gestione dell’attenzione. Queste competenze, spesso invisibili ma fondamentali, sostengono l’intero percorso scolastico e incidono profondamente sulla qualità dell’apprendimento.

Il lavoro si svolge sempre nel rispetto del Piano Didattico Personalizzato, se presente. Il tutor lo prende in carico, lo conosce, lo applica e lo valorizza, offrendo un ponte concreto tra ciò che viene definito a scuola e ciò che accade nella pratica quotidiana a casa.

Infine, un aspetto molto importante è il supporto che viene offerto anche ai genitori. Il percorso non è mai solo del bambino, ma coinvolge tutta la famiglia. Il tutor può offrire ascolto, indicazioni pratiche, strategie per gestire meglio il momento dei compiti o i momenti di crisi, creando uno spazio di confronto.

Cosa non fa un tutor esperto in DSA

Nel momento in cui si cerca un supporto per il proprio figlio, è importante sapere bene cosa aspettarsi. Il tutor DSA non è un insegnante privato in senso tradizionale. Il suo obiettivo non è ripassare la lezione, ma costruire strategie perché il bambino possa affrontarla con strumenti più adatti a lui. Si lavora su “come” si studia, non solo su “cosa”.

Non si tratta nemmeno di una figura terapeutica. Il tutor è in grado di leggere, interpretare e costruire percorsi sulla base delle diagnosi cliniche, ma non si occupa di effettuare. Il suo intervento è educativo, pratico, concreto.

Allo stesso tempo, è una figura chiave per costruire una rete tra la scuola e la famiglia. Il suo ruolo è costruire ponti, attivare quella sinergia tra scuola e famiglia di cui si parlava prima. Collabora, si coordina, ascolta, propone. 

Come scegliere un tutor per tuo figlio DSA: criteri e domande da fare

Scegliere la persona giusta che affianchi tuo figlio nel percorso scolastico è sicuramente un compito delicato, soprattutto quando si parla di DSA. Il tutor non entra solo nel merito delle difficoltà, ma costruisce una relazione educativa che incide sul benessere complessivo del bambino. Per questo è importante valutare con attenzione alcune caratteristiche fondamentali.

Il primo aspetto da considerare è la formazione. Un tutor per DSA dovrebbe avere una preparazione pedagogica specifica, con conoscenze approfondite sui disturbi specifici dell’apprendimento, sugli strumenti compensativi per DSA e sulle strategie didattiche personalizzate. Oltre al titolo di studio, è utile che abbia seguito corsi di aggiornamento o master in ambito DSA, perché questo campo è in continua evoluzione e richiede competenze aggiornate.

L’esperienza pratica è un altro elemento cruciale. Avere lavorato con bambini con dislessia, discalculia o altri disturbi consente al tutor di riconoscere meglio i bisogni e di adattare il metodo in modo efficace. Non si tratta solo di sapere “cosa fare”, ma di avere affinato, nel tempo, la capacità di leggere le situazioni educative e di muoversi con consapevolezza tra difficoltà, risorse e obiettivi concreti.

Infine, ma non meno importante, è la qualità della relazione che il tutor riesce a costruire. L’approccio educativo non si misura solo con le tecniche, ma anche con il tono di voce, con la pazienza, con la capacità di ascoltare e accogliere. Un buon tutor sa modulare il metodo in base al bambino che ha davanti, è flessibile quando serve, fermo quando necessario, sempre orientato al dialogo. La sensazione che il bambino “si senta bene” durante gli incontri è spesso il primo segnale che ci si trova sulla strada giusta.

Come si svolge una sessione di tutoraggio per DSA?

Un ragazzo visto di spalle seduto alla scrivania intento a fare i compiti di scuola

Ogni incontro con un tutor DSA è costruito in modo da offrire al bambino un tempo protetto, organizzato e funzionale. La struttura dell’incontro può variare in base all’età, al momento dell’anno scolastico o al tipo di obiettivo, ma in generale segue una scansione piuttosto stabile, che aiuta anche a creare una routine rassicurante.

Si comincia con una breve fase di accoglienza, in cui il bambino ha modo di raccontare come sta, come sono andate le ultime giornate scolastiche e cosa lo aspetta nei giorni successivi. Questo momento serve anche per calibrare insieme le attività del giorno, dando spazio a eventuali difficoltà emerse o compiti da affrontare. 

Segue poi la parte centrale dell’incontro, dedicata allo studio vero e proprio: qui si lavora con materiali scolastici, si usano strumenti compensativi come mappe, schemi, tabelle, o anche software per la lettura digitale e la sintesi vocale, in base al bisogno. Il tutor guida il bambino nella comprensione dei contenuti, ma lo fa lasciandogli il giusto spazio per sperimentare, provare, sbagliare e trovare soluzioni. 

La fase finale dell’incontro prevede una breve revisione: si riflette insieme su cosa si è fatto, su cosa è riuscito bene e su cosa si potrà migliorare, così da mantenere sempre un filo di consapevolezza nel percorso.

Ma non solo, il tutor mantiene uno scambio attivo (quando possibile) anche con gli insegnanti, e soprattutto con i genitori, con cui si matura un dialogo costante: non solo per aggiornare sull’andamento del bambino, ma anche per offrire strumenti utili a gestire meglio i momenti di studio a casa.

Quando un tutor DSA fa davvero la differenza

Ci sono momenti in cui un bambino, anche senza dirlo esplicitamente, comincia a mostrare dei piccoli cambiamenti. Inizia a prendere più facilmente l’iniziativa nei compiti, a ricordarsi da solo cosa deve portare, a trovare un modo tutto suo per memorizzare. Non accade tutto in una volta, ma nel tempo, e sono proprio questi segnali ad indicare che il percorso sta funzionando.

Quando il tutor lavora bene, si vede dalla crescente autonomia dello studente, da come riesce a gestire i compiti in modo più ordinato e meno conflittuale. La motivazione migliora, si riduce l’ansia da prestazione, si affacciano nuove strategie di studio che prima sembravano inaccessibili. E anche se i risultati scolastici non cambiano immediatamente, il clima attorno allo studio diventa più sereno.

Ma quanto dura un percorso con un tutor DSA? Non esiste una risposta univoca. La durata dipende dagli obiettivi, dalla situazione iniziale, dall’età del bambino e dalla frequenza degli incontri. L’importante è che il tempo non venga vissuto come una corsa al risultato, ma come uno spazio di crescita, in cui ogni passo ha il suo valore.

Se senti che tuo figlio ha bisogno di un accompagnamento educativo che lo aiuti a ritrovare fiducia e strategie efficaci nello studio, possiamo iniziare insieme un percorso.

Sono Chiara Piacenti, tutor DSA, educatrice di sostegno e pedagogista. Da anni affianco bambini e ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento, costruendo con loro un modo nuovo e più sereno di vivere la scuola. Se vuoi saperne di più, ti invito a compilare il form qui sotto: ci conosceremo, valuteremo insieme i bisogni del tuo bambino e capiremo come iniziare questo cammino.

Trattamento dei dati