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Quando si parla di PDP, ci si riferisce a uno strumento essenziale per garantire il diritto allo studio degli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento o bisogni educativi particolari. Eppure, non sempre le famiglie hanno informazioni chiare su come funziona davvero questo documento, su quali siano i loro diritti e su come partecipare in modo consapevole.

In questa guida facciamo chiarezza, passo dopo passo, per aiutare ogni genitore a sentirsi più sicuro nel proprio ruolo e più tutelato nelle scelte da affrontare insieme alla scuola.

Cos’è il PDP e chi ha il compito di redigerlo

Il Piano Didattico Personalizzato (PDP per DSA) è un documento scolastico che definisce gli strumenti e le strategie a rendere lo studio più accessibile agli alunni con DSA o con particolari bisogni educativi. Questo strumento viene attivato solo nei casi previsti dalla normativa, quando c’è una certificazione di disturbo specifico dell’apprendimento, oppure quando il consiglio di classe riconosce la presenza di un bisogno educativo che richiede un supporto individualizzato. 

Nel PDP vengono indicati gli obiettivi personalizzati, gli strumenti compensativi per DSA, le misure dispensative e i criteri di valutazione per costruire un ambiente di apprendimento più equo. Alla sua stesura partecipano i docenti, il dirigente scolastico, come approfondiremo in seguito la famiglia e, se necessario, anche professionisti esterni che seguono il ragazzo. 

Quali sono i diritti dei genitori sul PDP?

Il Piano Didattico Personalizzato è uno strumento scolastico, ma ha valore anche sul piano amministrativo e legale. Per questo, la famiglia ha diritti precisi e riconosciuti, che è importante conoscere per partecipare in modo consapevole.

Diritto a essere informati e coinvolti

La famiglia ha un ruolo centrale nella costruzione del PDP, non solo perché conosce da vicino i bisogni del proprio figlio, ma anche perché la normativa prevede il pieno coinvolgimento dei genitori in tutto il percorso. Prima di tutto, i genitori devono essere informati. Non è previsto che il PDP venga consegnato già pronto, senza confronto: al contrario, la scuola ha il dovere di coinvolgere la famiglia fin dalle prime osservazioni, aggiornandola sul percorso e condividendo i passaggi che portano alla redazione del documento.

Diritto a fare osservazioni e richieste scritte

Durante la costruzione del piano, i genitori possono esprimere osservazioni o richieste specifiche, presentando integrazioni per iscritto, che devono essere prese in considerazione. Queste richieste possono riguardare, per esempio, strumenti compensativi già sperimentati a casa o strategie educative che hanno mostrato efficacia. La scuola ha il dovere di prenderle in considerazione, anche se la decisione finale spetta comunque al team docente.

Diritto a ricevere una copia ufficiale del documento

Una volta completato e firmato, il PDP può essere richiesto in copia. Si tratta di un atto amministrativo a tutti gli effetti, firmato dal dirigente scolastico e dal corpo docente. Averne una copia significa poterlo consultare, monitorare e usare come riferimento nel lavoro quotidiano con il bambino DSA.

Diritto a richiederne la modifica o l’aggiornamento

Il PDP deve poter essere aggiornato se emergono nuove difficoltà o se il percorso didattico prende una direzione diversa, e anche su questo punto la famiglia può richiedere incontri e proporre adattamenti. La flessibilità è un valore fondamentale, perché ogni bambino cresce, cambia, sperimenta nuove difficoltà o sviluppa nuove risorse.

Cosa fare quando il PDP e i diritti dei genitori non vengono rispettati

Genitori dialogano con gli insegnanti di una scuola a proposito del figlio

Può succedere che, nonostante tutto, qualcosa non funzioni. Il PDP esiste, ma viene applicato in modo incompleto, o addirittura ignorato. I genitori si accorgono che gli strumenti previsti non vengono usati, che le prove non sono adattate, che non c’è coerenza tra quanto scritto e quanto avviene in classe. In questi casi è importante non agire d’impulso, ma documentare con attenzione tutto ciò che si osserva. 

Raccogliere elementi concreti aiuta a chiarire meglio la situazione e a evitare malintesi. È utile conservare i compiti corretti, annotare eventuali episodi significativi, raccogliere comunicazioni scritte che confermino le proprie osservazioni. Se ci sono testimoni (magari altri insegnanti o compagni) anche questo può essere un elemento da segnalare. 

È sempre bene sottolinearlo, il primo passo è sempre quello del dialogo. La raccolta di una simile documentazione è fondamentale per arrivare al momento di discussione con gli insegnanti più preparati a far valere le proprie posizioni, e mai per scatenare rapporti conflittuali. 

Parlare con gli insegnanti, chiedere un colloquio, esprimere dubbi o preoccupazioni con chiarezza può aprire nuove possibilità. A volte si tratta di mancate comunicazioni, oppure di scarsa consapevolezza da parte di un docente. È importante mantenere un tono costruttivo, evitare lo scontro diretto, puntare sulla collaborazione. 

Come comportarsi se il problema persiste

Se il problema dovesse persistere e non ci fossero segnali di miglioramento sotto il punto di vista comunicativo, esistono altre figure a cui potersi rivolgere.

Anzitutto, si può fare riferimento a figure interne come il coordinatore di classe o il referente DSA. In ultima istanza, è possibile rivolgersi al dirigente scolastico o anche agli Uffici Scolastici Territoriali. Questi ultimi possono offrire supporto, attivare verifiche o facilitare il dialogo tra famiglia e scuola. 

Il dirigente scolastico, in particolar modo, ha un ruolo fondamentale. È responsabile dell’attuazione delle norme sull’inclusione e della supervisione dei percorsi personalizzati. Anche il referente DSA può essere una figura chiave: conosce la normativa, può mediare tra insegnanti e famiglia, aiutare a chiarire dubbi e trovare soluzioni pratiche.

7 dubbi su diritti e responsabilità dei genitori per il PDP

Lavoro tutti i giorni insieme a bambini con DSA e, di conseguenza, con i loro genitori, e mi trovo spesso a rispondere a tante domande simili tra loro. Ho deciso di raccogliere qui le più frequenti, dando una risposta il più esaustiva possibile.

1. Il PDP è obbligatorio?

, è obbligatorio redigere il PDP quando esistono i requisiti previsti dalla normativa. Questo vale soprattutto per gli studenti con diagnosi di DSA, perché la legge 170/2010 e le linee guida ministeriali prevedono che la scuola rediga un Piano Didattico Personalizzato per garantire pari opportunità di apprendimento.

2. È compito dei genitori richiedere il PDP?

In teoria no, perché è la scuola che ha il compito di attivarsi e predisporre il PDP quando riceve una diagnosi valida oppure osserva la presenza di bisogni educativi specifici. Tuttavia, nella pratica, è preferibile che siano i genitori a sollecitare la stesura del piano, soprattutto quando la scuola tarda a muoversi o non ha ancora compreso pienamente le esigenze del bambino. In questi casi, è più che legittimo che la famiglia faccia una richiesta formale, scritta e motivata, chiedendo un confronto con gli insegnanti.

3. Serve una certificazione per il PDP?

Non sempre. Per gli studenti con DSA, sì: il PDP viene attivato a seguito di una diagnosi clinica, rilasciata da strutture pubbliche o accreditate. Ma ci sono situazioni in cui il PDP può essere predisposto anche in assenza di certificazione, come nel caso dei BES. In questi contesti, è il consiglio di classe a valutare l’opportunità di costruire un piano personalizzato sulla base di osservazioni pedagogiche, difficoltà emerse nel tempo o segnalazioni da parte della famiglia o di professionisti esterni.

4. Entro quando viene predisposto il PDP?

Non c’è una scadenza fissa per tutti, ma in generale il PDP va redatto entro il primo trimestre dell’anno scolastico, preferibilmente tra ottobre e novembre. Se invece la diagnosi arriva durante l’anno, la scuola ha l’obbligo di predisporlo nel più breve tempo possibile, senza attendere l’anno successivo. 

5. Chi firma il PDP e cosa implica la firma?

Il PDP viene firmato dal dirigente scolastico, dai docenti del consiglio di classe e dai genitori. La firma rappresenta un’assunzione di responsabilità da parte di ciascuno: per la scuola, significa impegnarsi a rispettare quanto scritto nel piano; per i genitori, confermare di aver letto, compreso e condiviso i contenuti. È importante sottolineare che, prima di firmare, la famiglia ha diritto a chiedere chiarimenti, modifiche o integrazioni, così da sentirsi pienamente coinvolta.

6. Cosa succede se il PDP non viene firmato?

Se il PDP non viene firmato dai genitori, resta comunque valido per la scuola, che ha l’obbligo di applicarlo in quanto atto amministrativo interno. Tuttavia, è sempre meglio che ci sia una condivisione reale, non solo formale. La mancata firma da parte della famiglia può indicare una mancata intesa o una comunicazione non efficace, quindi è utile cercare un confronto aperto con gli insegnanti per chiarire dubbi e trovare un punto di incontro. Firmare il PDP non significa accettarlo passivamente, ma contribuire attivamente a migliorarlo.

7. Il PDP vale anche per gli esami?

Ragazza sostiene un esame liceale di geometria

, il PDP ha pieno valore anche durante gli esami di fine ciclo, come quelli di terza media o di maturità. In queste occasioni, la commissione deve tener conto di quanto previsto nel piano: sia in termini di strumenti compensativi, sia nelle modalità di svolgimento e valutazione delle prove. Questo non significa abbassare il livello, ma garantire che lo studente possa esprimere al meglio le proprie competenze, senza essere penalizzato dalle difficoltà legate al disturbo.

Valorizzare PDP e diritti dei genitori: come può aiutarti un tutor DSA

Affiancare un bambino o un ragazzo con DSA a tutto tondo richiede un approccio che tenga insieme più aspetti: il percorso scolastico, l’equilibrio familiare, la motivazione del bambino, la comunicazione con gli insegnanti. In tutto questo, il PDP rappresenta una base, ma da solo non basta.

Perché il piano funzioni davvero, serve qualcuno che sappia metterlo in pratica. Ecco perché il tutor DSA può fare la differenza. È una figura professionale che non solo aiuta nei compiti o nello studio, ma costruisce un percorso a misura di quella persona, tenendo conto delle sue difficoltà e delle sue risorse.

Un buon tutor sa come parlare al bambino, come spiegare le cose in modo accessibile, come stimolare la motivazione. Sa anche come dialogare con i genitori, dare strumenti per leggere meglio quello che succede in classe, aiutare a fare scelte più consapevoli. E, quando possibile, riesce anche a tessere un filo di comunicazione con la scuola, così che tutti gli adulti coinvolti lavorino nella stessa direzione.

Sono Chiara Piacenti, educatrice di sostegno e pedagogista. Se pensi che vi possa aiutare, anche solo per conoscerci o per una chiacchierata senza impegno, compila il form che trovi qui sotto. Sarò felice di ascoltarvi.

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