Seleziona una pagina

Ti è mai capitato di pensare che tuo figlio “non si impegna abbastanza”, ma in fondo qualcosa non ti è mai tornato davvero? Capita spesso ai genitori di bambini con DSA di vivere momenti di frustrazione davanti a compiti che sembrano semplici… ma che in realtà non lo sono. Non perché manchi la volontà, ma perché il cervello funziona in modo diverso. E no, non è una questione di intelligenza.

In questo articolo voglio guidarti alla scoperta del mondo dei DSA, cioè i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, spiegandoti in modo chiaro cosa sono, quali sono i principali segnali da tenere d’occhio e perché è importante intervenire presto. Parleremo anche del ruolo della scuola e del supporto fondamentale della famiglia.

Ma, prima di iniziare, ci tengo molto a dirti: niente panico, niente stress, perché con le giuste strategie e il sostegno adeguato, accompagnare i DSA nel cammino scolastico è possibile. 

Cosa significa DSA

Iniziamo dalle basi, per cosa sta DSA? È l’acronimo di Disturbi Specifici dell’Apprendimento, una condizione di origine neurobiologica che comporta difficoltà significative in alcune abilità scolastiche, come la lettura, la scrittura e il calcolo.

Vengono definiti specifici perché riguardano solo determinate aree dell’apprendimento, senza coinvolgere le altre funzioni cognitive. In parole semplici, un bambino con DSA può avere una mente brillante, ma faticare enormemente a leggere un testo, a scrivere senza errori o a svolgere calcoli matematici. Queste difficoltà non dipendono da svogliatezza, mancanza di attenzione o scarsa motivazione, ma da un funzionamento diverso del cervello.

È importante chiarire che i DSA non sono una malattia e pertanto non si “curano”, ma si possono affrontare in modo efficace grazie a strategie educative, strumenti compensativi e un percorso personalizzato.

Forse, nelle tue peregrinazioni online alla ricerca di informazioni sull’argomento, potresti essere incappato anche nell’acronimo BES. Ecco, un errore comune è non comprendere la differenza tra BES e DSA. Anche se i DSA rientrano nell’ampia categoria dei BES (Bisogni Educativi Speciali) i due concetti non sono sinonimi.

I BES comprendono una varietà di situazioni educative che richiedono un supporto specifico: difficoltà di apprendimento non diagnosticabili, svantaggio socio-culturale, disabilità, disturbi comportamentali o emotivi. I DSA, invece, sono riconosciuti dalla Legge 170/2010 e necessitano di misure didattiche precise, che vengono formalizzate in un Piano Didattico Personalizzato (PDP).

Confondere i due concetti può generare confusione nella gestione scolastica e nei diritti dello studente, per questo è importante conoscere bene le differenze e rivolgersi a figure professionali competenti.

I DSA sono un disturbo o una sindrome?

È naturale domandarsi se i DSA siano una sindrome, una malattia o un deficit cognitivo. La risposta, in breve, è no.

I DSA sono classificati come disturbi del neurosviluppo, dove la parola “disturbo” in questo caso non ha un significato medico o patologico nel senso tradizionale. Indica semplicemente che ci sono alcune difficoltà specifiche, stabili nel tempo, legate al modo in cui il cervello elabora determinate informazioni.

Non si parla di sindrome perché non si tratta di un insieme complesso di sintomi generalizzati, e non si parla di malattia perché i DSA non hanno cause organiche curabili né si risolvono con farmaci.

Parlare invece di neurodiversità ci aiuta a spostare il punto di vista, perché non si tratta più di qualcosa da correggere, ma di un diverso funzionamento mentale che va accolto, compreso e accompagnato con gli strumenti giusti. Ogni bambino ha il diritto di imparare nel modo che più gli è congeniale.

Essere DSA non implica assolutamente un deficit di intelligenza, anzi, molti bambini e ragazzi con DSA mostrano una spiccata creatività, vivacità intellettuale e capacità logiche. Il problema non è la mancanza di potenzialità, ma l’accesso faticoso a certi codici (come la lingua scritta o i numeri), che possono ostacolare il percorso scolastico se non adeguatamente supportati.

Quali sono i disturbi specifici dell’apprendimento?

Ragazzo che scrive con la biro sul quaderno

Quando si parla di DSA spesso si tende a fare di tutta l’erba un fascio, ma in realtà esistono diverse tipologie di disturbi, ciascuna con caratteristiche specifiche. Conoscerle è fondamentale per poter riconoscere i segnali in tempo e intervenire con gli strumenti giusti. In questa sezione vedremo insieme i quattro principali disturbi specifici dell’apprendimento: dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia.

Dislessia

La dislessia è un disturbo che riguarda principalmente la lettura. I bambini con dislessia fanno fatica a decodificare correttamente le parole scritte, leggere fluentemente e comprendere ciò che leggono. Non è un problema di vista, ma di elaborazione del linguaggio scritto.

Tra i sintomi più comuni troviamo:

  • lettura lenta e faticosa;
  • frequenti errori di omissione, sostituzione o inversione di lettere;
  • difficoltà a comprendere il significato di ciò che si legge;
  • problemi nella scrittura, legati anche all’ortografia (spesso associata a disortografia).

Ogni bambino con dislessia può manifestare questi segnali in modo diverso, ma il tratto comune è la fatica nella lettura. Ne approfitto per segnalarti questo testo, un libro ben scritto che si concentra su istruzioni “pronte all’uso” per affrontare le difficoltà tipiche della dislessia.

Disortografia

La disortografia riguarda la scrittura, in particolare l’aspetto ortografico del linguaggio. I bambini con disortografia commettono numerosi errori anche se hanno studiato le regole grammaticali; è un disturbo che coinvolge i meccanismi di trascrizione del linguaggio.

I sintomi possono includere:

  • errori persistenti nelle doppie, negli accenti o nella separazione delle parole;
  • difficoltà a ricordare e applicare le regole ortografiche;
  • scrittura fonetica delle parole (es. kasa invece di casa);
  • errori anche in parole semplici e di uso comune.

Chi è disortografico può avere una buona capacità espressiva, ma fatica a tradurla correttamente in forma scritta.

Disgrafia

La disgrafia riguarda la qualità e l’automatismo della scrittura manuale. Non coinvolge l’ortografia, ma il gesto grafico: la forma delle lettere, la spaziatura, la pressione sul foglio; è spesso accompagnata da una fatica visibile durante la scrittura.

I sintomi tipici includono:

  • calligrafia illeggibile o molto irregolare;
  • difficoltà a mantenere il rigo, le proporzioni delle lettere o lo spazio tra le parole;
  • scrittura lenta e affaticante;
  • impugnatura scorretta della penna o postura rigida.

La disgrafia può interferire con la produttività scolastica, perché rende ogni compito scritto fisicamente e mentalmente impegnativo.

Discalculia

La discalculia è un disturbo che interessa le abilità matematiche, chi ne è affetto ha difficoltà persistenti nel comprendere numeri, calcoli e concetti legati alla quantità. Ormai il concetto ci è chiaro, ma è sempre utile ripeterlo: non si tratta di essere portati o meno per la materia, parliamo di una difficoltà strutturata nell’acquisizione di questi meccanismi.

I sintomi più comuni sono:

  • difficoltà nel memorizzare le tabelline;
  • problemi nel fare calcoli mentali o scritti;
  • scarsa comprensione del valore dei numeri e delle operazioni;
  • confusione con i simboli matematici;
  • difficoltà a orientarsi nello spazio e nel tempo (es. leggere un orologio, seguire sequenze).

La discalculia può emergere già nei primi anni della scuola primaria, ma spesso viene riconosciuta più tardi perché facilmente scambiata per difficoltà generiche. Un libro che può sicuramente aiutarti in questo percorso lo trovi a questo link, pensato apposta per chi come te sta cercando di aiutare un bambino, o un ragazzo, nel suo percorso di discalculia.

Principali caratteristiche dei DSA

I disturbi specifici dell’apprendimento hanno alcune caratteristiche ricorrenti che, se ben conosciute, permettono di distinguere tra difficoltà momentanee e reali disturbi strutturati. 

Una delle prime difficoltà osservabili è l’attenzione: molti bambini con DSA faticano a restare concentrati su un compito monotono o prolungato. Non è questione di disinteresse, ma piuttosto di fatica mentale legata alla gestione delle informazioni. Anche la memoria di lavoro, ovvero la capacità di mantenere e manipolare temporaneamente le informazioni, può essere meno efficiente, influenzando la comprensione dei testi o l’elaborazione dei calcoli.

Un’altra area sensibile riguarda i processi linguistici: la velocità e l’accuratezza nella lettura, la comprensione orale, la scrittura corretta. Chi ha un DSA può impiegare più tempo ad automatizzare certe abilità, come la decodifica delle parole o il recupero delle regole grammaticali, rendendo l’apprendimento più faticoso. Gli automatismi, ovvero quei processi che dovrebbero avvenire in automatico (come leggere o scrivere una parola semplice), sono più lenti o meno consolidati.

Queste caratteristiche non si presentano sempre nello stesso modo: variano molto in base all’età e al contesto scolastico. Un bambino della primaria potrebbe avere grosse difficoltà con la lettura, mentre un ragazzo della secondaria potrebbe leggere fluentemente ma avere ancora problemi nella comprensione del testo o nello studio autonomo. 

A volte, le abilità del bambino sono molto sviluppate in altri ambiti. Magari tuo figlio è velocissimo a risolvere puzzle complicati, ma rallenta sui numeri o sulle tabelline. È proprio questa variabilità il motivo per cui i DSA vanno osservati con attenzione e mai sottovalutati.

Cause e fattori di rischio

I disturbi specifici dell’apprendimento non dipendono da un errore educativo o da una mancanza di impegno, ci sono cause ben precise e scientificamente riconosciute alla base. 

La familiarità è uno degli indicatori più rilevanti. I fattori genetici incidono moltissimo, spesso un genitore o un altro familiare stretto ha avuto esperienze scolastiche simili; questo non significa che il disturbo sia ereditato in senso stretto, ma che esiste una predisposizione genetica che può manifestarsi in forme diverse.

Accanto a questo fattore esistono anche elementi ambientali che possono contribuire, soprattutto se si sommano a una predisposizione genetica. Per esempio, una scarsa stimolazione linguistica nei primi anni di vita, o un ritardo del linguaggio non trattato adeguatamente, possono ostacolare lo sviluppo di alcune competenze scolastiche di base.

Infine, non vanno dimenticati i fattori co-occorenti. Alcuni bambini con DSA presentano anche difficoltà di attenzione e iperattività (ADHD) o disturbi emotivi legati all’ansia da prestazione o alla frustrazione scolastica. In questi casi, la diagnosi e il trattamento devono tenere conto della complessità del quadro, con un intervento mirato e multidisciplinare.

Come capire se una persona soffre di DSA?

Mamma appoggia la mano sulla spalla al figlio arrabbiato

Siamo arrivati a parlare di un argomento tanto essenziale quanto complesso. So bene che per te, come per tantissimi altri genitori, è importante avere degli strumenti per capire se le difficoltà del proprio figlio siano o meno riconducibili a un DSA. Purtroppo, però, non è un compito semplice.

Individuare un disturbo specifico dell’apprendimento non è sempre immediato, soprattutto nelle fasi iniziali della scolarizzazione. Spesso, i segnali vengono confusi con una generica difficoltà, o con la poca motivazione. 

Una disgrafia, per esempio, può essere scambiata per una semplice scrittura disordinata, mentre una dislessia lieve può passare inosservata se il bambino riesce comunque a compensare con l’impegno. Il rischio è di rimandare troppo la valutazione, aggravando il disagio e il senso di inadeguatezza.

Questo non significa che non esistano bussole da seguire: ogni DSA infatti ha segnali specifici che, se notati con attenzione, possono suggerire la necessità di una valutazione. Ecco una breve sintesi dei principali campanelli d’allarme:

  • Lettura molto lenta e piena di errori;
  • Difficoltà a scrivere in modo corretto nonostante ripetuti esercizi;
  • Calcoli scritti o mentali particolarmente faticosi;
  • Scrittura a mano illeggibile o molto lenta;
  • Errori frequenti e ripetitivi anche in parole semplici;
  • Difficoltà a memorizzare tabelline o sequenze;
  • Frustrazione o rifiuto verso la scuola e i compiti.

Quando emergono più segnali, è importante rivolgersi a specialisti che possano somministrare test specifici. Tra i più utilizzati ci sono il DDE-2 (per la diagnosi di dislessia e disortografia), il BVSCO e il BHK (per valutare la scrittura e l’eventuale disgrafia), il test AC-MT (per la comprensione e la rapidità nella lettura), e le prove MT per la lettura e la comprensione del testo. Vengono inoltre utilizzate prove neuropsicologiche che valutano la memoria di lavoro, l’attenzione e le funzioni esecutive.

Le figure professionali di riferimento per questi test sono i neuropsichiatri infantili, gli psicologi o i logopedisti abilitati, in contesti sanitari pubblici o privati accreditati. La diagnosi è un primo passo fondamentale per attivare un percorso personalizzato, con strumenti e strategie che aiutino il bambino a imparare in modo efficace, eliminando una volta per tutte quella brutta sensazione di sentirsi “sbagliato”.

Perché è importante individuare precocemente i segnali dei DSA?

Riconoscere in tempo i segnali dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento fa una grande differenza nel percorso scolastico ed emotivo di un bambino. Quando una diagnosi arriva in modo precoce, già nei primi anni della scuola primaria, è possibile attivare subito strategie di supporto personalizzate, evitando che il bambino accumuli frustrazione e insicurezza.

Senza una comprensione chiara delle proprie difficoltà, il rischio è che il bambino si senta meno capace rispetto ai compagni, anche se in realtà il suo potenziale è intatto. Con il tempo questa percezione può trasformarsi in ansia, bassa autostima e, nei casi più difficili, in rifiuto della scuola o addirittura in abbandono scolastico precoce.

Una diagnosi precoce consente invece di intervenire con strumenti efficaci prima che il disagio si radichi. Si possono attivare piani didattici personalizzati, utilizzare strumenti compensativi per DSA (approfondiremo l’argomento tra poco), ma soprattutto aiutare il bambino a conoscere il proprio modo di apprendere e a costruire un rapporto più sereno con lo studio. 

Quali professionisti possono certificare un disturbo specifico dell’apprendimento?

La diagnosi di un DSA non può essere improvvisata. Sicuramente la famiglia, così come la scuola, giocano un ruolo fondamentale nel cogliere i primi segnali; ma la diagnosi specifica richiede l’intervento di un’équipe di specialisti abilitati. 

I professionisti che possono certificare un disturbo specifico dell’apprendimento sono il neuropsichiatra infantile, lo psicologo e il logopedista, solitamente operativi all’interno di un servizio pubblico (come le ASL) oppure in strutture private accreditate dalla Regione.

In alcuni contesti, anche un pedagogista clinico con formazione specifica può far parte del team che contribuisce alla valutazione, sebbene non tutti abbiano le credenziali per emettere una certificazione valida ai fini scolastici. È sempre importante quindi accertarsi che la struttura sia riconosciuta ufficialmente.

Il percorso diagnostico è strutturato in più fasi. Si parte con uno screening iniziale, che raccoglie informazioni su sviluppo, rendimento scolastico e comportamenti osservabili; si passa poi a una valutazione approfondita, con test standardizzati che misurano lettura, scrittura, calcolo, linguaggio, attenzione, memoria e altre funzioni cognitive; infine, viene rilasciato un referto clinico completo, contenente la diagnosi e le indicazioni operative per la scuola.

Questo documento è fondamentale per attivare un PDP per DSA (Piano Didattico Personalizzato), ma soprattutto per dare un nome alle difficoltà vissute dal bambino. Perché riconoscere un DSA non significa etichettare, ma aprire la strada a un apprendimento più consapevole e inclusivo.

In che modo la scuola può aiutare i genitori di un alunno con DSA?

La scuola gioca un ruolo fondamentale nel riconoscimento precoce dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Gli insegnanti, infatti, osservano quotidianamente i bambini durante le attività scolastiche e sono spesso i primi a notare segnali ricorrenti di difficoltà. Quando la segnalazione avviene con sensibilità e tempestività, può davvero aprire la strada a una diagnosi precoce e a un intervento efficace.

Una volta accertata la presenza di un DSA, la scuola ha il dovere di attivare strumenti didattici personalizzati, all’interno di un Piano Didattico Personalizzato. In questo contesto entrano in gioco gli strumenti compensativi (che aiutano lo studente a svolgere le attività scolastiche nonostante le sue difficoltà) e gli strumenti dispensativi (che invece riducono il carico su determinate prestazioni, quando queste rappresentano un ostacolo significativo).

Tra gli strumenti più utilizzati troviamo:

  • La sintesi vocale, utile per chi ha difficoltà nella lettura autonoma;
  • La calcolatrice, che consente di concentrarsi sul ragionamento matematico e non sui calcoli meccanici;
  • Le mappe concettuali, fondamentali per memorizzare e organizzare le informazioni in modo visivo e strutturato;
  • I testi semplificati o ad alta leggibilità, che rendono più accessibili i contenuti scolastici;
  • I software specifici per la scrittura e la lettura assistita.

Ma non si tratta solo di strumenti tecnici, è l’atteggiamento degli insegnanti a fare la vera differenza. Quando la scuola sceglie la strada della collaborazione, del dialogo e della personalizzazione, può diventare una vera alleata per la famiglia e per il benessere del bambino.

Come la famiglia può sostenere un ragazzo con DSA

Il primo passo che una famiglia può fare per aiutare un figlio con DSA è creare un ambiente sereno, accogliente, dove l’errore non è vissuto come una colpa ma come un’occasione per capire meglio come funziona il suo modo di apprendere. La routine quotidiana aiuta moltissimo: sapere in anticipo quando si fanno i compiti, dove, con quali strumenti, contribuisce a ridurre l’ansia e a dare struttura alle giornate.

Il supporto della famiglia deve essere sia emotivo, per rafforzare l’autostima e la motivazione, sia organizzativo, pianificando insieme le attività, aiutando a spezzare il carico in piccole tappe e incoraggiando senza sostituirsi. Non è facile, e nessuno può farlo da solo: è per questo che spesso entra in gioco una figura di riferimento esterna, come il tutor DSA.

Il tutor con formazione specifica è un ponte prezioso tra la scuola e la famiglia. Aiuta il bambino o ragazzo a sviluppare un metodo di studio personalizzato, a usare con sicurezza gli strumenti compensativi e a diventare progressivamente più autonomo. Ma è anche un punto di riferimento per i genitori, che spesso si sentono soli nel gestire le difficoltà scolastiche. Il tutor aiuta a tradurre le richieste della scuola in azioni concrete, e allo stesso tempo riporta fiducia in casa, giorno dopo giorno.

Se hai bisogno di un supporto concreto, ricorda che non sei da solo. Sono un’educatrice di sostegno e pedagogista, e lavoro tutti i giorni al fianco di bambini e ragazzi per aiutarli a costruire un percorso personalizzato su di loro e sostenibile. 

Compila il form qui sotto, e parleremo insieme di come posso aiutarvi!

Trattamento dei dati