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Capita spesso che genitori e insegnanti si sentano disorientati davanti alle sigle BES e DSA, termini che circolano con frequenza nel mondo scolastico e che rischiano di sembrare intercambiabili

Comprendere davvero cosa significano permette di riconoscere i bisogni di ogni ragazzo, creare percorsi educativi mirati e affrontare le difficoltà con maggiore serenità. 

In questo articolo troverai spiegazioni chiare ed esempi concreti per orientarti tra queste due realtà, e accompagnare tuo figlio nel modo più efficace possibile.

Di cosa parliamo quando parliamo di BES e DSA

Iniziamo dalla base, capire cioè cosa sono i DSA e cosa i BES, così da poterci poi muovere con maggiore sicurezza tra comportamenti da adottare e strategie educative da implementare. 

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento, o DSA, indicano difficoltà circoscritte e persistenti che interessano alcune abilità di base come lettura, scrittura e calcolo

Non hanno a che vedere con il livello intellettivo, ma con il modo in cui il cervello elabora le informazioni. Si tratta di caratteristiche neurobiologiche, perciò riconoscerle presto consente di intervenire in modo mirato e potenziare le competenze del bambino o ragazzo.

I Bisogni Educativi Speciali, o BES, sono invece quelle particolari esigenze educative che possono manifestare gli alunni, anche solo per periodi di tempo limitati, “per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta” (Direttiva Ministeriale del 27.12.2012).

I BES sono raggruppati, in questa Direttiva, in tre macro categorie: quella della disabilità, quella dei disturbi evolutivi specifici (al cui interno rientrano anche DSA, ADHD e borderline cognitivi) e quella dello svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale.

Definire bene un BES significa quindi osservare il ragazzo nel suo insieme, individuare le aree di bisogno e offrire supporti personalizzati che lo aiutino ad apprendere con maggiore serenità.

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Quando parliamo di DSA ci riferiamo a difficoltà ben identificate che richiedono strategie didattiche e strumenti compensativi mirati

  • Dislessia: difficoltà nella lettura, che può essere lenta, frammentata e con frequenti errori, spesso accompagnata da fatica nella comprensione del testo;
  • Discalculia: difficoltà nel calcolo e nella gestione dei numeri, con problemi nell’automatizzare operazioni, memorizzare le tabelline o riconoscere simboli matematici;
  • Disgrafia: difficoltà nel controllo motorio della scrittura, con grafia poco leggibile, lenta e faticosa che rende impegnativa la produzione dei testi;
  • Disortografia: difficoltà nel rispetto delle regole ortografiche, con errori ricorrenti di omissione, sostituzione o inversione di lettere e suoni.

I Bisogni Educativi Speciali

Il mondo dei BES è molto vario e include situazioni che vanno oltre i Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Un ragazzo può rientrare in questa categoria per motivi temporanei o permanenti, di natura personale, sociale o ambientale. 

  • DES: i Disturbi Evolutivi Specifici comprendono difficoltà nel linguaggio, nella coordinazione motoria e nell’attenzione, che spesso incidono sul rendimento scolastico e richiedono interventi educativi calibrati;
  • APC: gli Alunni con Potenziale Cognitivo Elevato (o plusdotati) hanno bisogno di percorsi personalizzati, perché rischiano di annoiarsi e demotivarsi se le attività non sono adeguate al loro livello di apprendimento;
  • Scolari con difficoltà psichiche e fisiche: in questa categoria rientrano gli studenti che affrontano problemi emotivi, psicologici o condizioni fisiche che ostacolano la partecipazione scolastica regolare;
  • Situazioni di oggettivo svantaggio: qui si trovano gli alunni che vivono contesti familiari complessi, migrazioni, fragilità economiche o barriere linguistiche che possono rallentare l’apprendimento;
  • Allievi con disabilità: studenti con certificazione ai sensi della Legge 104/92, che necessitano di un Piano Educativo Individualizzato (PEI) e di un accompagnamento costante per garantire il diritto allo studio.

Quali sono le differenza tra BES e DSA…

Insegnante che sta alle spalle di due alunni sorridenti in classe

BES e DSA si distinguono principalmente per origine e definizione. I DSA sono disturbi neurobiologici specifici e permanenti che riguardano abilità come lettura, scrittura e calcolo. Richiedono una diagnosi formale e strumenti didattici mirati. 

I BES invece comprendono una gamma molto più ampia di bisogni, che possono essere temporanei o legati a fattori sociali, emotivi o culturali. 

Un alunno con DSA ha un profilo ben definito e stabile, mentre un alunno con BES può attraversare una fase transitoria che richiede sostegno circoscritto nel tempo. Per questo non tutti i BES sono DSA e non tutti i DSA rientrano tra i BES: si tratta di due piani distinti, anche se talvolta possono sovrapporsi.

… e quali i punti in comune

Pur partendo da presupposti diversi, BES e DSA condividono un obiettivo centrale: garantire a ogni studente un percorso scolastico inclusivo e rispettoso delle sue caratteristiche. 

Entrambi i casi prevedono misure dispensative e strategie didattiche che alleggeriscono le difficoltà e valorizzano le competenze, evitando frustrazioni e blocchi emotivi. 

Sia per gli alunni con DSA che per quelli con BES, la scuola può predisporre strumenti e percorsi personalizzati attraverso documenti come il PDP per DSA (Piano Didattico Personalizzato) e, per gli studenti con disabilità, il PEI (Piano Educativo Individualizzato). 

In questo modo si costruisce un ambiente scolastico più equo, che favorisce il successo formativo di ogni studente.

Cosa dice la normativa a proposito di DSA e BES

Dettaglio sulle pagine di un tomo che tratta la differenza tra BES e DSA

Negli ultimi anni il quadro normativo italiano ha fatto passi importanti per tutelare gli studenti con difficoltà di apprendimento, fornendo strumenti chiari a scuole e famiglie. 

La Legge 170 del 2010 rappresenta un punto di svolta: riconosce ufficialmente i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e sancisce il diritto a misure dispensative e strumenti compensativi per DSA. Questa legge ha cambiato il modo di affrontare dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia, introducendo percorsi personalizzati che non penalizzano l’alunno ma valorizzano le sue potenzialità.

Due anni dopo arriva la Direttiva ministeriale del 2012 che amplia la prospettiva ai Bisogni Educativi Speciali, includendo situazioni di svantaggio sociale, culturale o linguistico e condizioni personali e temporanee che influenzano il percorso scolastico. Questa direttiva spinge le scuole a intervenire non solo quando c’è una certificazione medica, ma anche quando emergono difficoltà che richiedono attenzione.

Gli alunni riconosciuti come DSA o BES hanno quindi diritti precisi; e, allo stesso tempo, la scuola ha l’obbligo di predisporre piani e strategie che sostengano concretamente l’apprendimento e il benessere dello studente.

Come cambiano i percorsi scolastici per gli alunni BES e DSA?

Il percorso scolastico di un alunno con DSA segue linee guida definite, perché si basa su diagnosi e su un profilo di funzionamento stabile. La scuola costruisce un Piano Didattico Personalizzato con obiettivi chiari, strumenti compensativi e misure dispensative che alleggeriscono le difficoltà in lettura, scrittura o calcolo. 

Benché per gli alunni con BES la situazione sia più sfumata, anche in questo caso la scuola ha l’obbligo di predisporre strategie specifiche (ma con maggiore flessibilità) per intervenire su aspetti emotivi, linguistici o sociali.

Un esempio concreto di misura dispensativa è la riduzione del numero di esercizi o di contenuti da memorizzare, mentre uno strumento compensativo può essere la calcolatrice per la discalculia o la sintesi vocale per la dislessia. 

Anche nelle verifiche ed esami ci sono differenze: gli studenti con DSA hanno diritto a tempi più lunghi e modalità di valutazione calibrate sulle loro difficoltà, mentre per i BES la scuola decide caso per caso, in base alle esigenze specifiche. 

Il ruolo degli insegnanti e dei genitori

Insegnante dall'espressione seria che osserva i compiti dei suoi alunni DSA e BES

Insegnanti e genitori hanno un ruolo cruciale per riconoscere i segnali precoci e attivare interventi tempestivi. Un ragazzo che fatica nella lettura, mostra difficoltà di concentrazione o vive con ansia le verifiche può nascondere un DSA, o rientrare in un BES. 

La collaborazione scuola-famiglia-specialisti diventa allora il perno di un percorso efficace: condividere informazioni, aggiornare costantemente i piani didattici, sostenere l’autostima del ragazzo.

Per evitare confusione e sovrapposizioni tra BES e DSA è importante avere chiari i confini normativi e diagnostici. Non basta parlare di difficoltà per definire un DSA e non basta una situazione di svantaggio per entrare in un BES, ogni caso va analizzato con competenza e sensibilità. 

3 falsi miti da sfatare su BES e DSA

Quando si parla di BES e DSA circolano ancora molte idee sbagliate che rischiano di creare confusione e, soprattutto, di ostacolare il percorso educativo dei ragazzi. 

Il primo falso mito è pensare che tutti i BES abbiano un disturbo. In realtà la categoria dei Bisogni Educativi Speciali è molto più ampia: può includere difficoltà temporanee legate a fattori emotivi, familiari o linguistici e non necessariamente un disturbo clinico certificato. 

Un altro equivoco frequente riguarda la gravità. Spesso si sente dire che un DSA sia meno grave di un BES, ma questa affermazione non ha senso. I DSA hanno criteri diagnostici precisi e duraturi, mentre i BES descrivono situazioni eterogenee che richiedono attenzione personalizzata. Non si tratta quindi di più o meno grave, ma di bisogni differenti che vanno accolti con strumenti adeguati.

Infine, c’è chi pensa che con gli strumenti compensativi non serva più studiare. Nulla di più lontano dalla realtà. Questi strumenti non sostituiscono lo studio, ma permettono di ridurre il carico per concentrarsi sui contenuti. L’obiettivo non è semplificare al punto da evitare l’apprendimento, ma rendere accessibile ciò che altrimenti sarebbe irraggiungibile. 

Perché è fondamentale conoscere la differenza tra BES e DSA

Comprendere davvero la differenza tra BES e DSA significa poter valorizzare ogni studente secondo i suoi bisogni specifici. Conoscere la cornice normativa e pedagogica aiuta insegnanti e genitori a creare percorsi educativi più efficaci e rispettosi delle caratteristiche individuali. 

Queste differenze diventano preziose perché consentono di personalizzare l’apprendimento e di scegliere strumenti e metodi più adatti. Quando la scuola e la famiglia sanno distinguere tra DSA e BES riescono a intervenire con azioni mirate, evitando frustrazione e spreco di energie. 

All’interno della relazione insegnante-genitore si può introdurre però una terza figura, che può fare tanto da collante quanto da perno sinergico: il tutor DSA. Egli conosce a fondo queste differenze e sa come applicarle in concreto, aiutando il bambino o ragazzo a raggiungere un’autonomia a tutto tondo nel suo percorso di studi.

Io sono Chiara Piacenti, educatrice di sostegno, tutor e pedagogista, e posso aiutarti a capire le esigenze specifiche di tuo figlio e a costruire un percorso personalizzato. Compila il form qui sotto, e troveremo insieme la strada migliore per sostenere il suo apprendimento e il suo benessere scolastico.

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