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È settembre. Sul portale dell’università, a metà della procedura di immatricolazione, compare una casella: chiede se vuoi segnalare un DSA o BES e caricare la certificazione.
Alle superiori c’era il PDP, il coordinatore di classe, un referente DSA a cui scrivere. E adesso?

La risposta breve è che i diritti non finiscono con la maturità. La legge 170/2010 garantisce agli studenti con DSA strumenti compensativi, misure dispensative e forme di verifica adeguate anche all’università, compresi gli esami e i test di ammissione.
Cambia il modo: il PDP non c’è più, ed è lo studente a chiedere le misure al servizio DSA del suo ateneo.

In questa guida trovi cosa prevedono le norme, come funziona il primo colloquio con il servizio di ateneo, cosa si può chiedere agli esami e ai test d’ingresso, quale certificazione serve e cosa succede con l’ADHD, che nella legge 170 non compare. Se stai leggendo da studente, tutto quello che segue vale per te: da maggiorenne, le richieste le fai proprio tu.

In breve: DSA all’università

  • Esiste il PDP all’università? No, il PDP è un documento della scuola. Gli atenei usano un proprio documento personalizzato, concordato con il servizio disabilità e DSA (alla Milano-Bicocca, per esempio, si chiama P.Uo.I.).
  • Quali diritti? Strumenti compensativi e misure dispensative a lezione e agli esami (legge 170/2010, art. 5), tra cui il tempo aggiuntivo fino al 30%.
  • Test di ammissione: le misure si chiedono quando ci si iscrive al test, come indica il bando, allegando la diagnosi.
  • Certificazione: se è stata fatta da minorenne va aggiornata dopo 3 anni; se è stata fatta dopo i 18 anni l’aggiornamento non è obbligatorio (Linee guida CNUDD 2024).
  • ADHD: non rientra nella legge 170. Molti atenei offrono comunque dei supporti, con regole che cambiano da un ateneo all’altro.

Esiste il PDP all’università?

No: il Piano Didattico Personalizzato è un documento scolastico, scritto dal consiglio di classe insieme alla famiglia. Se vuoi ripassare come funziona, ne parlo in cos’è il PDP e come prepararsi al consiglio di classe. All’università non ci sono consigli di classe, e i genitori non siedono più al tavolo.

Esiste però un documento che fa lo stesso lavoro. Dopo un colloquio con lo studente, il servizio disabilità e DSA dell’ateneo mette per iscritto gli strumenti e le misure da usare a lezione e agli esami. Il nome cambia da un ateneo all’altro: all’Università di Milano-Bicocca si chiama Progetto Universitario Individualizzato (P.Uo.I.), e la pagina dell’ateneo lo descrive come il documento “che ha la stessa funzione del P.E.I./P.D.P.”.

La differenza più grande riguarda chi si muove. A scuola, una volta consegnata la diagnosi, toccava alla scuola attivarsi, e tu potevi sollecitare, fare osservazioni e firmare (i passaggi sono in PDP e diritti dei genitori). All’università i servizi si attivano su richiesta dello studente, e le misure vanno segnalate ai docenti esame per esame, con anticipo.

Quali diritti hanno gli studenti con DSA all’università?

Hanno diritto a strumenti compensativi e misure dispensative per tutto il percorso universitario. Lo dice l’art. 5 della legge 170/2010: gli studenti con diagnosi di DSA “hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari” (comma 1). Il comma 4 aggiunge che vanno garantite “adeguate forme di verifica e di valutazione”, anche negli esami di ammissione all’università e negli esami universitari.

I dettagli stanno in due documenti. Le Linee guida ministeriali del 2011 dedicano un paragrafo agli atenei (§6.7). Le Linee guida CNUDD, approvate il 25 settembre 2024 dalla Conferenza nazionale dei delegati dei rettori per la disabilità, sono il riferimento a cui si rifanno oggi i servizi degli atenei.

Se ti serve un ripasso sulla differenza tra le due famiglie di misure, la trovi in strumenti compensativi per DSA: cosa sono e come funzionano. Ecco gli esempi che la CNUDD elenca per gli esami universitari.

Strumenti compensativi (esempi) Misure dispensative (esempi)
PC con correttore ortografico Tempo supplementare fino a un massimo del 30%
Testo d’esame in formato digitale, lettore vocale Prova scritta ridotta nella quantità, non nella qualità
Calcolatrice, tabelle e formulari Esame orale invece che scritto, o viceversa
Mappe concettuali Valutazione dei contenuti più che della forma e dell’ortografia
Materia d’esame divisa in più prove parziali Più peso al procedimento che al risultato, se c’è difficoltà nel calcolo

Fonte: Linee guida CNUDD 2024, §8.3. Sono esempi: le misure si scelgono caso per caso.

C’è un punto che spesso sorprende le famiglie. Secondo la CNUDD, la certificazione “non dà diritto ad ogni misura compensativa in modo indifferenziato”: le misure si costruiscono sui bisogni del singolo studente, e il docente valuta se sono compatibili con gli obiettivi del suo insegnamento. Un formulario, per esempio, può essere ammesso in un esame e non in un altro, se ricordare le formule è proprio ciò che quella prova deve verificare.

Il servizio disabilità e DSA dell’ateneo: come funziona

Ogni ateneo deve avere un servizio per gli studenti con DSA. Le Linee guida del 2011 scrivono che gli atenei “debbono prevedere servizi specifici per i DSA”, che si occupino di accoglienza, tutorato, mediazione con i docenti e monitoraggio. I nomi cambiano (Spazio B.Inclusion alla Bicocca, Multichance al Politecnico di Milano), i passaggi si somigliano.

  1. Segnalazione e certificazione. Durante l’immatricolazione online si indica di avere un DSA e si carica la certificazione. Meglio controllare prima che sia valida (ne parlo più sotto).
  2. Colloquio di accoglienza. Con gli operatori del servizio si parla di come studi, di cosa ti ha aiutato a scuola e di cosa no. Alla Bicocca, per le matricole con DSA, il primo incontro è di gruppo, con al massimo 12 studenti dello stesso dipartimento.
  3. Il documento personalizzato. Il servizio mette per iscritto strumenti e misure.
  4. La richiesta al docente. Prima di ogni prova lo studente segnala al docente le misure di cui ha bisogno, “con congruo anticipo” e con modalità diverse a seconda dell’ateneo (Linee guida CNUDD, §4.4).
  5. Monitoraggio. Il documento si può rivedere: se una misura non serve più, o ne serve un’altra, si torna dal servizio.

Cosa portare al primo colloquio

  • La certificazione di DSA, in un formato leggibile;
  • L’ultimo PDP delle superiori: le Linee guida del 2011 chiedono agli atenei di consentire gli strumenti “già in uso durante il percorso scolastico”, e il PDP aiuta a ricordare quali erano;
  • Un elenco onesto di cosa funzionava e cosa no: le verifiche orali, le mappe, la sintesi vocale, il tempo in più;
  • Le domande sul proprio corso: esami scritti o orali, laboratori, lingue straniere.

Test di ammissione con DSA: cosa si può chiedere

Le misure per i test d’ingresso si chiedono quando ci si iscrive al test, non il giorno della prova. Ogni bando ha una sezione per i candidati con disabilità e DSA, con modalità e scadenze proprie.
La Bicocca, ad esempio, nella pagina su come partecipare ai test d’ingresso, lo scrive senza giri di parole: chi non ha fatto richiesta nei modi previsti, il giorno della prova “non potrà ottenere nessun ausilio né tempo aggiuntivo”.

Secondo le Linee guida CNUDD (§6), ai test si possono chiedere:

  • Tempo aggiuntivo fino al 30% per i candidati con DSA (fino al 50% per i candidati con disabilità);
  • Un tutor che aiuti nella lettura o nella scrittura;
  • La sintesi vocale;
  • La calcolatrice non scientifica;
  • Il testo adattato (caratteri ingranditi, contrasto) e un ambiente silenzioso.

Al test invece non sono ammessi dizionario, formulario, tavola periodica, mappa concettuale, computer, tablet e smartphone. È una differenza da conoscere in anticipo: le mappe che usi magari da anni, al test d’ingresso non entrano. Agli esami dei corsi potranno tornare utili.

Quale certificazione serve per l’università?

Serve una diagnosi di DSA valida, rilasciata dal Servizio sanitario nazionale o da specialisti e strutture accreditate. Le Linee guida CNUDD (§8.2) chiedono che rispetti i criteri della Linea guida dell’Istituto Superiore di Sanità del 2021, con i codici nosografici e l’indicazione esplicita del DSA diagnosticato.

La domanda più frequente riguarda la data:

  • Diagnosi fatta da minorenne: va aggiornata dopo 3 anni, salvo eventuali proroghe stabilite dalle autorità competenti;
  • Diagnosi fatta dopo i 18 anni: l’aggiornamento non è obbligatorio.

C’è poi un aspetto regionale: ogni università deve considerare le regole della Regione in cui la certificazione è stata rilasciata. Conviene guardare la data della certificazione già in quinta superiore, perché i bandi dei test hanno scadenze precise e una diagnosi da aggiornare richiede di prendere appuntamento per tempo. Se hai dubbi sui DSA in generale, trovi una panoramica in cosa sono i DSA e come riconoscerli.

ADHD all’università: rientra nella legge 170?

No: la legge 170/2010 riguarda solo dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia (art. 1). L’ADHD, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, non è tra questi, e quindi all’università non dà diritto in automatico alle stesse misure previste per i DSA.

Questo non significa che non ci sia niente. Le Linee guida CNUDD 2024 hanno un capitolo dedicato agli studenti con bisogni educativi speciali (§9) e citano l’ADHD tra gli “altri disturbi del neurosviluppo”. Per queste condizioni gli atenei “possono riconoscere” accomodamenti individualizzati agli esami. Ci sono però tre limiti da conoscere:

  • è un orientamento non vincolante: ogni ateneo decide per sé;
  • serve una diagnosi con codice nosografico, preferibilmente di un’équipe multidisciplinare, ed è consigliato allegare un profilo di funzionamento che spieghi l’impatto sullo studio;
  • queste misure non valgono per i test di ammissione che seguono regole ministeriali.

Alcuni atenei citano l’ADHD in modo esplicito: il servizio Multichance del Politecnico di Milano, per esempio, si rivolge anche agli studenti con ADHD. Se insieme all’ADHD c’è una diagnosi di DSA, per il DSA valgono le tutele della legge 170. E se c’è un riconoscimento di disabilità (legge 104/1992) o di invalidità civile, si accede ai servizi per la disabilità. Per capire come l’ADHD si colloca rispetto ai DSA anche a scuola, può aiutarti la differenza tra BES e DSA.

Sempre di più, come pedagogista, mi sto interessando a strategie pratiche per giovani adulti e adulti con ADHD. L’ingresso all’università viene spesso raccontato come il momento della massima libertà, ma se hai una neurodivergenza può diventare complesso e faticoso. Ci sono strategie utili per adattarsi a questo nuovo mondo scolastico. Se sei interessato o interessata a scoprirle, contattami.

Metodo di studio all’università: cosa cambia

All’università le verifiche durante l’anno sono poche, gli esami sono grandi e il tempo lo gestisci da solo. Le Linee guida del 2011 lo dicono con onestà: anche quando le prestazioni migliorano con gli anni, un DSA può ancora condizionare le attività accademiche, “richiedendo un impegno personale supplementare e strategie adeguate”.

Per questo il metodo conta quanto le misure. Le mappe, per esempio, restano uno strumento prezioso anche agli esami universitari, se il docente le approva: se vuoi rivedere come si costruiscono, c’è la guida su come fare una mappa concettuale, e sul resto del metodo l’articolo metodo di studio per DSA.

Il ruolo del tutor DSA-ADHD all’università

Il servizio di ateneo resta il riferimento per i diritti e per le misure agli esami. Un tutor esterno lavora su un altro piano: il metodo, l’organizzazione del tempo, la preparazione dei singoli esami. Le stesse Linee guida del 2011 citano tra i supporti utili agli universitari con DSA i “tutor specializzati” e la “consulenza per l’organizzazione delle attività di studio”.

Con gli universitari lavoro con lezioni individuali per costruire un metodo di studio efficace e personalizzato: organizzare il tempo, concentrarsi, memorizzare le informazioni e prepararsi agli esami con meno stress.

Domande frequenti su DSA, ADHD e università

Devo per forza dire all’università di avere un DSA?

No, la segnalazione è una scelta: i servizi si attivano su richiesta. Senza segnalazione, però, le misure non si possono applicare, e per i test di ammissione la richiesta va fatta entro le scadenze del bando. Le Linee guida CNUDD ricordano che il tempo supplementare va concesso “nel rispetto della privacy”.

Posso chiedere le misure anche se la diagnosi arriva dopo l’iscrizione?

Sì. Le Linee guida del 2011 lo prevedono: le diagnosi presentate dopo l’iscrizione permettono di usare i provvedimenti compensativi e dispensativi previsti dalla legge 170. Le stesse Linee guida stimano che molti studenti con DSA, “probabilmente più della metà dei casi”, arrivino all’università senza una diagnosi.

La mia certificazione è di quando avevo 15 anni: va ancora bene?

Dipende dalla data. Secondo le Linee guida CNUDD, una diagnosi fatta da minorenne va aggiornata dopo 3 anni, salvo proroghe decise dalle autorità competenti. Contano anche le regole della Regione che l’ha rilasciata: in caso di dubbio, chiedi al servizio DSA dell’ateneo prima di iscriverti al test.

Il professore può dire di no a una misura?

Il docente valuta se una misura è compatibile con gli obiettivi del suo esame: lo prevedono le Linee guida CNUDD (§4.4). Se una richiesta viene rifiutata e non ti è chiaro il motivo, rivolgiti al servizio disabilità e DSA, che tra i suoi compiti ha proprio la mediazione con i docenti.

Con l’ADHD posso avere il tempo aggiuntivo agli esami?

Non c’è un diritto automatico come per i DSA, perché l’ADHD non rientra nella legge 170. Molti atenei però riconoscono accomodamenti individualizzati, seguendo l’orientamento delle Linee guida CNUDD 2024: informati presso il servizio del tuo ateneo e prepara una diagnosi aggiornata.

Ricapitolando

All’università il PDP non c’è, ma i diritti restano: strumenti compensativi, misure dispensative, tempo aggiuntivo, esami adattati. La differenza è che a chiederli è lo studente, attraverso il servizio disabilità e DSA del suo ateneo, con una certificazione in regola e con un po’ di anticipo su test ed esami. Per l’ADHD le tutele dipendono dall’ateneo, e vale la pena informarsi prima di scegliere.

Trattamento dei dati

Chiara Piacenti, pedagogista e tutor DSA-ADHD. Laurea magistrale in Scienze pedagogiche e master in Learning Disabilities. Riceve a Ronco Briantino (MB), a domicilio in Brianza e nel Lecchese e online.

Se tuo figlio sta per iniziare l’università a Milano, a Monza o a Lecco, o se sei tu lo studente e vuoi costruire un metodo per la prima sessione, scopri il percorso Metodo di studio universitario oppure scrivimi per fissare un primo incontro: in studio a Ronco Briantino (MB), a domicilio in Brianza e nel Lecchese, oppure online.