So bene quanto possa essere difficile il momento dei compiti, soprattutto quando tuo figlio ha una diagnosi di DSA. A volte basta solo nominare la fatidica combinazione di parole “esercizi di matematica” per scatenare capricci, nervosismo o, peggio ancora, silenzi carichi di frustrazione.
In questi casi è normale sentirsi incerti su come intervenire e preoccupati di non fare abbastanza. La buona notizia è che non sei solo: ci sono strategie concrete che possono alleggerire questo momento della giornata e trasformarlo in un’occasione di crescita.
In questo articolo voglio offrirti una bussola per orientarti tra le difficoltà più comuni, e darti qualche strumento pratico per supportare tuo figlio nel modo più efficace possibile.
Perché il momento dei compiti a casa è così difficile per un DSA?
Per un bambino con DSA, i compiti a casa possono diventare una vera e propria montagna da scalare ogni giorno. Le difficoltà non nascono da mancanza di impegno o svogliatezza, ma da caratteristiche neurobiologiche specifiche che rendono lo studio molto più faticoso.
L’attenzione spesso non riesce a mantenersi costante per tempi prolungati: il bambino si distrae facilmente, fa fatica a riprendere il filo del discorso o si perde nei dettagli. A tutto questo si aggiunge una fatica mentale intensa, perché i processi che per altri compagni sono automatici (come leggere una frase o svolgere un’operazione matematica) per lui richiedono uno sforzo continuo. Col tempo, questa difficoltà genera frustrazione, senso di inadeguatezza e una stanchezza emotiva che può sfociare nel rifiuto totale.
Ed ecco che, in poco tempo, il momento dei compiti si trasforma in un campo di battaglia domestico in cui genitori e figli si trovano su fronti opposti. E le frasi che possono uscire, dal “Devi impegnarti di più” fino al “Non distrarti in continuazione”, sono una comprensibile espressione di frustrazione, anche se purtroppo non aiutano. Tutt’altro, rischiano solo di ferire il bambino, minare la sua autostima e peggiorarne il rapporto con lo studio.
Un passaggio fondamentale è proprio cambiare prospettiva, spostare lo sguardo da “non vuole” a “non può (ancora)”. Un bambino con DSA non è pigro, sta affrontando una sfida reale che richiede supporti personalizzati. Quando iniziamo a leggere i suoi comportamenti attraverso questa lente, tutto cambia. Le difficoltà non spariscono, ma si iniziano ad affrontare con più comprensione.
Cosa prevede la normativa sui DSA e i loro compiti a casa?
Molti genitori si chiedono se sia giusto che il proprio figlio con DSA abbia meno compiti degli altri, oppure se possono chiedere agli insegnanti un programma di studio personalizzato. La risposta, in breve, è sì: non si tratta di un favore o di una concessione, ma di un diritto sancito dalla legge. Nello specifico è la Legge 170/2010 a farlo, riconoscendo ufficialmente i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e prevedendo misure di supporto per garantire il successo scolastico degli alunni interessati.
A livello operativo, queste misure si concretizzano nel PDP per DSA (Piano Didattico Personalizzato) che definisce strumenti compensativi per DSA, misure dispensative e criteri di valutazione personalizzati, anche per quanto riguarda i compiti a casa.
Il PDP è un documento che la scuola redige in accordo con la famiglia e, se necessario, con gli specialisti. Non si tratta di facilitazioni arbitrarie, ma di azioni pensate per mettere tutti nelle condizioni di apprendere al meglio. Per questo è importante che i genitori conoscano bene il contenuto del PDP, ne condividano la stesura e, se necessario, ne chiedano l’aggiornamento nel corso dell’anno scolastico.
A scuola non sempre è facile ottenere ascolto, ecco perché è utile presentarsi agli insegnanti con atteggiamento costruttivo e dialogante. Può essere efficace portare aneddoti pratici presi dalla quotidianità (“A casa ci accorgiamo che dopo tre esercizi perde la concentrazione”), fare domande (“Possiamo concordare un numero massimo di esercizi?”) e proporre soluzioni (“Vorremmo usare la sintesi vocale per i testi più lunghi, possiamo inserirla nel PDP?”).
Nella comunicazione con i docenti il tono fa la differenza: aprire il dialogo con rispetto e chiarezza, essere presenti agli incontri e disponibili al confronto permette di costruire un’alleanza educativa solida.
12 consigli pratici per aiutare un figlio DSA con i compiti a casa
Quando si parla di compiti, ogni bambino è diverso e ogni famiglia ha le proprie dinamiche. Tuttavia, esistono accorgimenti concreti che possono alleggerire il carico e restituire serenità. I suggerimenti che seguono sono soluzioni pratiche, semplici da mettere in atto ma capaci di fare davvero la differenza nella quotidianità. Provali uno alla volta, scegli quelli più adatti a tuo figlio e non temere di personalizzarli.
1. Instaura una routine visiva…
Per i bambini con DSA, la prevedibilità è un’alleata preziosa. Creare un angolo dedicato ai compiti (sempre lo stesso, ordinato, con pochi stimoli visivi) aiuta il cervello a entrare in modalità studio più rapidamente. Non servono grandi allestimenti, basta una scrivania libera, una lampada, un contenitore per il materiale e magari una tabella visiva che rappresenti i momenti della giornata.
2. … e una routine temporale
Non esiste un orario universalmente perfetto per fare i compiti, ogni bambino ha i suoi ritmi, l’importante è creare una routine temporale prevedibile e condivisa. Rappresentarla graficamente, per esempio con un orologio colorato, aiuta il bambino a sapere cosa aspettarsi e a sentirsi più coinvolto nella gestione del tempo.
3. Prepara in anticipo il materiale

La preparazione è una delle chiavi per evitare interruzioni e perdite di tempo. Prima di iniziare assicurati di avere tutto l’occorrente a portata di mano: quaderni, penne, tablet o PC, caricabatterie, strumenti compensativi, dizionari digitali, borraccia. Questo piccolo gesto evita continue distrazioni (“Dov’è il righello?”, “Mi manca la gomma!”) e aiuta il bambino a sentirsi più autonomo.
4. Programma le pause
Studiare non significa restare concentrati per ore senza tregua, anzi, programmare delle pause brevi e regolari aiuta a mantenere alta l’attenzione e riduce il senso di fatica. L’importante è che le pause siano annunciate, brevi (ma rigeneranti, come una merenda o una passeggiata), e possibilmente non a base di schermi. Prevederle fin dall’inizio rende lo studio più sostenibile e aiuta il bambino a gestire meglio il tempo.
5. Sfrutta i micro-obiettivi
L’idea di dover studiare un’intera pagina può sembrare una montagna insormontabile, ma se si divide quel lavoro in piccole tappe (un paragrafo alla volta, un esercizio alla volta) tutto cambia. I micro-obiettivi aiutano il bambino a non sentirsi sopraffatto, rendono il compito più accessibile e permettono di celebrare i piccoli successi lungo il percorso.
6. Usa strumenti per organizzare l’attività
Una semplice checklist da spuntare o un planner da colorare possono trasformare l’organizzazione dello studio in un’attività visiva molto gratificante. I bambini con DSA spesso hanno bisogno di vedere le cose sotto controllo per affrontarle con più serenità, per questo avere una panoramica del lavoro da fare e uno strumento tangibile per monitorare i progressi offre un senso di struttura.
7. Spiega in modo più chiaro possibile
Capita spesso che un bambino con DSA non inizi un compito non perché non voglia farlo, ma perché non ha capito bene cosa deve fare. Le istruzioni complesse o, al polo opposto, troppo generiche, sono fonte di confusione. Riformulare le consegne, usare esempi pratici o fare domande (“Cosa ti chiede esattamente questo esercizio?”) aiuta a chiarire le aspettative.
8. Sfrutta schemi e mappe concettuali

Organizzare le informazioni in modo visivo aiuta il bambino a ricordare meglio e a fare collegamenti logici. Gli schemi e le mappe concettuali sono strumenti ideali per studiare, non solo perché riducono la mole di testo, ma anche perché rendono l’apprendimento più attivo e personale. E se le mappe vengono costruite insieme, diventano anche un bel momento di condivisione.
9. Integra con la tecnologia
La tecnologia non deve sempre essere vista come fonte di distrazione, anzi, può rivelarsi un alleato fondamentale. La sintesi vocale, per esempio, permette di ascoltare invece che leggere un testo scritto; le app per prendere appunti o creare mappe aiutano a organizzare le idee in modo più fluido. L’importante è scegliere strumenti che rispondano alle esigenze specifiche del bambino e che siano previsti nel PDP.
10. Coinvolgi tuo figlio
Il coinvolgimento attivo è la chiave per rendere i compiti meno pesanti. Trasformare le tabelline in un gioco a quiz, muoversi mentre si ripassa, inventare una storia per ricordare una regola grammaticale: tutto questo non solo stimola la mente, ma rafforza il legame tra apprendimento e piacere.
11. Fai svolgere i giusti compiti
Un compito troppo difficile rischia di frustrare, uno troppo facile annoia, l’obiettivo diventa quindi trovare un equilibrio: il compito giusto sfida quanto basta e permette di esercitare davvero le competenze. Se noti che tuo figlio è sempre in difficoltà o, al contrario, non è mai stimolato, può essere utile confrontarsi con gli insegnanti ed eventualmente rivedere il PDP.
12. Premia l’impegno, è importante
Per un bambino con DSA, l’impegno quotidiano nello studio è spesso maggiore di quello dei compagni di classe, ecco perché è fondamentale valorizzarlo. Non solo quando arriva un buon voto, ma anche quando ci mette costanza, pazienza o semplicemente quando ci prova. Un elogio sincero può avere un impatto potentissimo sulla sua autostima.
Errori da evitare con i compiti a casa in caso di DSA

Nel tentativo di aiutare un figlio con DSA, è normale inciampare in qualche errore: spesso si agisce per protezione, altre volte per stanchezza o per mancanza di strumenti adeguati. Riconoscere questi comportamenti è il primo passo per migliorare la quotidianità e creare un clima più sereno e collaborativo. Ecco alcuni degli atteggiamenti più comuni da evitare:
- Nascondergli la verità
Molti genitori, per timore di ferire o etichettare il proprio figlio, evitano di spiegargli cos’è un DSA. In realtà, sapere di avere una difficoltà specifica e non di “essere sbagliato” può essere liberatorio. Nascondere la diagnosi può generare confusione, senso di sfiducia e un’immagine di sé distorta; al contrario un’informazione chiara, calibrata all’età e alle domande del bambino, è sempre un atto di fiducia e rispetto; - Vivere la situazione con ansia
L’ansia è contagiosa, soprattutto in ambito familiare. Se il genitore vive con preoccupazione il momento dei compiti, anche il bambino finirà per associarlo a qualcosa di ansiogeno. Respirare, rallentare e ricordarsi che il tuo atteggiamento è il primo strumento educativo è fondamentale; - Togliere ogni forma di indipendenza nello studio
Aiutare non significa fare al posto suo. Se ci si sostituisce sistematicamente al bambino per finire prima o evitare frustrazioni, si rischia di rallentare il suo sviluppo dell’autonomia; - Rifiutare il confronto con specialisti e docenti
Affrontare un DSA in solitudine è un’impresa ardua. Confrontarsi con specialisti, tutor, insegnanti di sostegno o docenti permette di avere una visione più completa e trovare strategie condivise; - Focalizzarsi solo sul voto
In un percorso di apprendimento personalizzato il voto non è mai l’unico indicatore del valore o del progresso. Focalizzarsi esclusivamente sulla valutazione rischia di oscurare tutto l’impegno, la fatica e i miglioramenti che spesso non si vedono subito.
DSA e compiti a casa: una sfida che si vince insieme
Accompagnare un figlio con DSA nello studio non è semplice, ma è possibile. Con le giuste strategie, il supporto degli esperti e una comunicazione aperta con la scuola, il momento dei compiti può diventare sempre più efficace, giorno dopo giorno.
Se senti il bisogno di un supporto concreto, sono qui per te. Sono un’educatrice di sostegno e pedagogista, il mio ruolo come tutor DSA è offrire un accompagnamento personalizzato agli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento, aiutandoli a costruire un metodo di studio efficace e a utilizzare in modo autonomo gli strumenti compensativi previsti dal loro percorso.
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